Itinerari turistici: attorno ai primi organismi viventi dell’isola di Sardegna_di Tarcisio Agus

La Sardegna in oltre 540 milioni di anni, come abbiamo già visto, è stata protagonista di importanti eventi geologici su scala globale durante il trascorrere delle ere geologiche, dove la vita, con i primi organismi viventi, ha avuto possibilità di insediarsi e svilupparsi. Intrappolati nelle rocce appartenenti ai diversi periodi geologici, sotto forma di resti fossili, oggi queste testimonianze narrano della primordiale vita sull’isola. Tra le prime forme più caratteristiche incontriamo i Trilobiti che vissero sulla Terra per circa 300 milioni di anni esclusivamente nel Paleozoico, tra il Cambriano (541 Ma) e il Permiano (252 Ma). Trattasi di invertebrati simili ai crostacei o insetti, classificati artropodi. Animali di piccole dimensioni che vivevano nel mare in acque basse e tranquille. La loro struttura è notoriamente suddivisa in tre parti, da cui è derivato il nome, con la testa chiamata cephalon, la parte del busto thorax e la parte posteriore pygidium. In Sardegna i Trilobiti li troviamo nelle formazioni sedimentarie marine dal Cambriano al Devoniano (541 – 390 Ma) soprattutto nell’Iglesiente, specialmente in quel di Canal Grande, oltre Porto Flavia, che pare abbia reso ben 15 specie di trilobiti. Ma non solo, nei sedimenti carbonatici di natura detritica sono stati trovati anche frammenti di brachiopodi e di echinodermi. Canal Grande è considerato uno dei siti paleontologici più antichi in Italia ed è anche un monumento naturale in base alla legge della Regione Sardegna n. 31/89.

Trilobiti,  Museo Martel di Carbonia.

Stando ancora nel Cambriano dell’Iglesiente-Sulcis, sono le Archeociatine, animali di forma conica, fossili guida per eccellenza del Cambriano, tra i primi costruttori di barriere coralline (reef) con caratteristiche simili a quelle sia dei coralli sia delle spugne.

Senza dimenticare naturalmente i Graptoliti, fossili marini vissuti per circa 150 milioni di anni e già estinti nel Carbonifero inferiore circa 350 milioni di anni fa, molto caratteristici ed estremamente diffusi nell’Ordoviciano, Siluriano e parte del Devoniano, grazie ai quali è possibile effettuare datazioni di dettaglio con intervalli geologicamente piuttosto ridotti di circa 500 mila anni, nonché ricostruzioni biostratigrafiche (fossili guida) e correlazioni su scala globale. Questi particolarissimi fossili sono relativamente abbondanti in Sardegna nelle regioni del Fluminese e del Sulcis e nel Sarrabus-Gerrei, soprattutto in quelle rocce sedimentarie del Siluriano note come “Scisti neri” a graptoliti appunto. A questo gruppo di fossili il comune di Goni (Gerrei) ha dedicato una via che conduce alla località di Peinconi alle porte del paese, luogo storico dei primi ritrovamenti dai tempi del Lamarmora e da cui tutto ha avuto inizio.

Le Piante Fossili, altra importante testimonianza di vita durante il trascorrere delle ere geologiche, sono presenti sulla Terragià dal Carbonifero (358 – 298 Ma). Nell’isola le ritroviamo nelle rocce sedimentarie del Carbonifero superiore-Permiano inferiore (310 – 251 Ma) del Bacino di San Giorgio presso Iglesias, oppure nei depositi permiani dei bacini di Seui (NU), Escalaplano, Perdas de Fogu e di Lu Caparoni (Alghero).

Mentre i resti fossili di piante del Mesozoico (250 – 65 Ma), si trovano nelle rocce del Giurassico medio (175 – 161 Ma), principalmente nella zona dei Tacchi presso Laconi (NU).

Quelle del Terziario (65 – 2,5 Ma), le ritroviamo nella Marmilla, ai bordi del Campidano, nei pressi del Lago Omodeo e in Anglona.

Certamente i fossili più evidenti sono rappresentati dai resti della foresta pietrificata presso il lago Omodeo (OR). In particolare fra i tufi nel villaggio di Zuri a Ghilarza (OR), sono presenti resti di palme e alberi ad alto fusto caratteristici di un ambiente assimilabile ad una savana boscata. La varietà delle piante presenti in Sardegna richiama gli studiosi a considerare l’isola caratterizzata da cicli stagionali e fasce climatiche simili a quelle attuali, dai tropicali o sub tropicali, con periodi piovosi, alternati a brevi periodi decisamente aridi, dove prosperavano appunto le palme, robinie, allori, magnolie e fichi a quelli più temperati mediterranei, dove sono presenti gli ulivi, e i pioppi, il Quercus e il Pinus.

Un’altra foresta pietrificata la troviamo nel nord Sardegna in Anglona, un tempo fiorente lungo le sponde del Rio Altana, un grande territorio di circa 100 kmq compreso tra i comuni di Martis, Perfugas, Laerru e Bulzi. La sua formazione è data dalle violente eruzioni vulcaniche avvenute nel Miocene inferiore, circa 20 milioni di anni fa, che ricoprirono il vasto territorio ricco di foreste da grandi quantità di cenere vulcanica creando così le condizioni ideali per la fossilizzazione dei legni.

I Pesci comparvero sulla Terra a partire dal Siluriano superiore. In Sardegna i ritrovamenti di pesci fossili risalgono al Terziario (65 – 2,5 Ma), in particolare nei terreni Miocenici (23 – 5,3 Ma), del circondario di Cagliari, in Marmilla, nel Logudoro e nel Turritano.

Tra i pesci sono presenti in Sardegna anche gli squali, a testimonianza dei quali sono stati ritrovati molti denti del terribile Charcarodon Megalondon.

I Molluschi si trovano, in grandi quantità, nelle rocce sedimentarie marine. I più diffusi sono i Lamellibranchi, provvisti di due valve; i Gasteropodi, che presentano un guscio avvolto su se stesso e i Cefalopodi. Nella nostra isola ritroviamo i Lamellibranchi e i Gasteropodi, soprattutto a partire dal Mesozoico, nelle rocce calcareo dolomitiche del Giurassico medio e superiore (170-145 Ma) e del Cretacico superiore (90-85 Ma) con i famosi calcari a Rudiste della costa di Alghero (Capo Caccia). Molto più comunemente diffusi sono i gasteropodi e i lamellibranchi nel Terziario (65 – 2,58 Ma) e nel Quaternario (2,58 Ma – attuale). Sono distribuiti in molte parti della Sardegna dal nord al sud. In particolare dalle colline di Cagliari all’Arburese, nella località di Funtanazza, in Marmilla e in Sarcidano e verso Nord da Bosa a Castelsardo passando per tutto il Logudoro Meilogu. Analoga distribuzione possiamo dire per i ricci di mare che offrono splendi campioni fossili di svariati generi e specie.

Fanno parte dei Molluschi anche le Ammoniti che si trovano nelle rocce del Giurassico e del Cretacico,in particolare nel golfo di Orosei della Nurra.

Non mancano neanche i mammiferi come l’elefante nano di Gonnesa, cosiddetto Mammuth sardo che ha vissuto nell’isola durante il Pleistocene tra 2,58 e 0,0117 milioni di anni fa. Altri frammenti fossili del Mammuth sardo sono stati rinvenuti ad Alghero e a Capo San Marco, nel Sinis (OR).

Così pure sono presenti i rettili come il coccodrillo sardo, appartenente al genere estinto del Gavialosuchus, in particolare si è recuperata, nelle colline di Piazza d’Armi a Cagliari, parte della testa, che doveva esser lunga tra gli 80 e 90 centimetri. Con il coccodrillo l’importante colle cagliaritano ha restituito resti fossili di pescecani, delfini, balene e tartarughe.

Più vicino a noi, ma sempre estinto, troviamo il Prolagus sardo. Poco più di un coniglio, fu alimento prezioso per il sostentamento delle genti primitive che frequentarono l’isola. Pare fosse scomparso già in epoca romana, anche se qualche ricercatore asserisce che una colonia fosse ancora presente in Sardegna, sino a metà dell’800, nell’isola di Tavolara. Testimonianze non certo apparenti, anche se i diversi gusci di conchiglie risultano i fossili più facili da incontrare, per il resto bisogna recarsi nei siti di origine. Per chi non avesse questo spirito di avventura, fortunatamente alcuni ambiti regionali, grazie alla sensibilità di studiosi ed appassionati, ne custodiscono ampia testimonianza. Allora perché no, anche in questo difficile momento la visita ai musei paleontologici sarebbe una splendida scoperta.

Stando nella città di Cagliari, in ricordo di uno dei più grandi geologi del ‘800, il Prof. Domenico Lovisato, si trova il museo geologico e paleontologico a lui dedicato.

Friulano di nascita, arrivò in Sardegna a seguito della nomina nel 1878 a professore straordinario di mineralogia nell’Università di Sassari. Venne poi trasferito a Sondrio. Tornò nell’isola nel 1884 e si trasferì presso l’Università di Cagliari, ove promosse importanti studi di geologia e paleontologia della Sardegna. Si legò tanto alla Sardegna, che in una spedizione, tra il 1881 e 1882, nella Terra del Fuoco e in Patagonia, diede il nome Gennargentu ad una catena di monti ancora sconosciuta. L’importante museo a lui dedicato, è presso l’Università di Cagliari, in via Trentino 51. Dotato di una collezione di reperti di Geologia e Paleontologia di oltre 20.000 pezzi, sono presenti i fossili più rappresentativi dell’isola di Sardegna, ma è anche possibile osservare fossili che provengono da ogni parte del mondo.

Mentre nella città di Carbonia, nel sud Sardegna, troviamo il Museo dei Paleoambienti Sulcitani Martel. Trattasi di un percorso espositivo che parte dal Cambriano di 540 milioni di anni fa, e raccoglie testimonianze di rocce e fossili in gran parte provenienti dal Sulcis – Iglesiente, comprese le impronte e le ossa del Mammuth nano,di cui abbiamo parlato. Qui possiamo ammirare anche lo scheletro del Prolagus sardo e scheletri di cervi e scimmie scomparsi, sino ai resti umani di uomini primitivi ritrovati nel sud della Sardegna.

Spostandoci sul Monte Arci, merita una visita il grazioso GeoMuseo MonteArci “Stefano Incani”, presso il comune di Masullas (OR). Nella stessa occasione al GeoMuseo, sarà possibile abbinarvi anche la visita al Museo di Storia Naturale Aquilegia, collocato alla sue spalle. Il GeoMuseo è ospitato in un ex convento di frati Cappuccini e raccoglie minerali e fossili, in particolare della Marmilla, regione ove si trova l’abitato di Masullas, che ci riporta indietro di oltre 20 milioni di anni fa. Dotato di un laboratorio didattico è importante per una vivace esperienza culturale per i ragazzi e non solo. L’altro museo di storia naturale, fra più importanti in Sardegna, Aquilegia, racconta la grande storia della Terra attraverso numerose collezioni, mineralogiche, paleontologiche, malacologiche e zoologiche. A Masullas, si potrà visitare anche il parco dell’ossidiana di Conca e’ Cannas e il monumento naturale (L.R. n. 31/89) di Su Carongiu de Fanari meglio noto come “megapillow”.

Il GeoMuseo MonteArci, comune di Masullas.

Un altro importante museo paleontologico, legato strettamente al territorio, lo troviamo nel piccolo comune di Genoni, il Museo Parc, dotato di un importante laboratorio didattico, è consigliato agli adulti, bambini, e ricercatori, perché si scopriranno con mano, aspetti e storia di un lembo di Sardegna inedito. Dal museo sarà possibile spostarsi per visitare il grande geosito di Duidduru, da cui provengono la gran parte dei fossili marini presenti al museo, in particolare echinodermi e gasteropodi (turritelle) parte della giara di Genoni. Fra le grandi quantità di accumuli di ricci di mare, perfettamente conservati, negli ultimi lavori di ricerca si è rinvenuto un dente di coccodrillo ed uno di Megalodonte, una specie estinta di squalo di notevoli dimensioni. Per i ragazzi, il museo organizza dei campi estivi di particolare interesse.

Nel nord sardegna in Anglona, troviamo il MAP – Museo Archeologico e Paleobotanico, Sa Rundine (la rondine) di Perfugas. In questo momento di generale conoscenza della storia geologica della Sardegna, nel museo di Perfugas, risultano interessanti due sezioni delle cinque presenti: Sezione Paleobotanica e la Paleolitica.

La sezione Paleobotanica ospita i fossili provenienti dalla vasta foresta pietrificata dell’Anglona. Testimonianze che si fanno risalire a 23-15 milioni di anni fa. Mentre quella Paleolitica custodisce i più antichi manufatti in pietra, risalenti al Paleolitico inferiore 500.000 – 120.000 anni fa. Buona parte degli utensili rappresentati, i raschiatoi, sono in selce. La struttura museale è stata ricavata nello spazio adibito al vecchio mercato del bestiame.

Ancora al nord, per chi frequenta la Costa Smeralda può essere interessante il Museo di Arzachena, etnografico e mineralogico – paleontologico. In quest’ultima sezione, proveniente dalla collezione Cossu, sono presenti circa 15.000 testimonianze tra minerali e fossili. Quest’ultimi i più rappresentati, vanno dalle Archeociatine alle Trilobiti, compresi elementi di flora e fauna della Sardegna e non solo. Tante opportunità per scoprire i primi albori della vita in Sardegna e che immancabilmente ci introdurranno sulla presenza dell’uomo nella nostra isola.

Tarcisio Agus

In copertina il geosito Duidduru, comune di Genoni

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