“Is femminas” e il seducente cibo della longevità_di Valentina Masala

Parte da alcuni paesi dell’Ogliastra e della Barbagia e si conclude a Cagliari,  il viaggio enogastronomico di Maria Carta, Patron e Chef di Is Femminas. Il Ristorante Cucina di via Napoli 90, realizzato dallo Studio 2+1 Officina di Architettura attraverso il recepimento delle idee e dei desideri della Chef,  si è tradotto così in un progetto unico, dove la cucina dei centenari viene resa finalmente nota, in un menù libero e creativo, legato sì alla tradizione ma con un nuovo concept dal riflesso contemporaneo. 

Il locale, dalle connotazioni semplici e calde, svolge egregiamente la sua funzione: trasmettere agli ospiti la sensazione di aver varcato la soglia di casa sua. Originaria di Seulo, Maria cresce e si forma in un ambiente rurale unico, dove la sostanza non conosce l’apparenza, dove la genuinità dei pasti a base di legumi, verdure e proteine animali derivate dal latte di capra e pecora, la fa da padrona. 

La sua curiosità è pari alla sua creatività, perciò diventa presto la depositaria dei segreti culinari delle donne centenarie di Seulo, Villagrande Strisaili, Talana, Baunei e Arzana, che decide di raccogliere in un quaderno di ricette unico, di profonda memoria, da tramandare.

E’ questa la mission del suo ristorante: far incontrare la terra della Blue Zone e il mare, creando un connubio di successo tra l’alta cucina e il cibo antico della longevità, preparato esclusivamente con materie prime del territorio.

L’Aperibluezone da Is Femminas è un must: tagliere di salumi di Seulo e Villagrande Strisaili, caprino affumicato, parmigiano di Caprino e erborinato di capra con pistacchio o al tartufo sono solo alcuni esempi di quello che potrete gustare, accompagnato da un buon Cannonau di Jerzu. Ma se l’aperitivo è di rito, il momento del desinare è irrinunciabile. 

Memorabili sono i gamberi rossi avvolti nei preziosi filamenti di pasta Filindeu, i Culurgiones di Seulo con guanciale croccante di Villagrande, il pescato del giorno e le verdure in brodo con il Filindeu, il polpo croccante e infine S’Accabadora, il dolce che con la sua base di biscotto alle noci e la crema di arancia, pompia e caramello salato ha l’onore di mettere fine egregiamente al pasto. 

La Chef Maria Carta non pone limiti e preconcetti al suo menù  dinamico e mai turistico. Semmai è la natura, qui, che si riprende i suoi spazi e decide quali ingredienti proporle, tutti rigorosamente a chilometro zero.

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