La Sardegna, le sue sculture geologiche_di Tarcisio Agus

Se la lunga e tormentata formazione della Sardegna ci ha restituito un affresco immenso di colori, non è certo da meno l’opera “scultoria” che oggi ci ritroviamo all’interno della nostra isola.

Capo d’orso – Palau – da Sardegnambiente

Abbiamo già fatto cenno allo svettare, dal grande verde, del tacco più importante e noto dell’Ogliastra di Perda Liana, presso Gairoa quell’area compresa tra Ussassai, Ierzu e Osini che ne conta una decina. Accostati ai mitici scenari del Far West, alcuni di questi tacchi sono presenti anche in altri ambiti regionali, come nella Barbagia di Belvì e nel Sarcidano. Alcune di questi geositi sono stati elevati a rango di Monumenti Naturali grazie alla legge n.31/89 della Regione Sardegna. Oltre al tacco di Perda Liana di Gairo, troviamo il Texile di Aritzo, nella Barbagia di Belvì e la Scala di San Giorgio di Osini. Sono tutti lembi di una piattaforma calcareo-dolomitica mesozoica del Giurassico medio e superiore(175-145 Ma), oggi frammentata per erosione, che un tempo giaceva con maggior continuità sul basamento di rocce di età paleozoica. Nella lista dei monumenti naturali geologici della Sardegna ritroviamo anche altre emergenze di natura calcarea. Abbiamo già fatto cenno al Pan di zucchero, il faraglione di Masua, Iglesias, un isolotto di calcare ceroide cambriano che si eleva dal mare per 133 metri, frutto dell’erosione marina che lo ha staccato da Punta is Cicalas. Risalendo la costa occidentale, oltre il golfo di Oristano, non si può non notare un altro monumento naturale geologico di particolare suggestione, noto col nome diS’Archittu di Santa Caterina, con riferimento alla chiesa di Santa Caterina del villaggio di Pittinuri. L’ampio promontorio costituito da calcari marini, risalenti al Miocene Medio, 15-11 milioni di anni fa, si caratterizza per l’ampio arco alto 15 m e formatosi dall’erosione marina di una primordiale grotta. Stando ancora sulle rocce calcaree, fra i monumenti naturali, troviamo nell’interno, nel comune di Galtellì, Nuoro, una grande parete di roccia forata dal nome inequivocabile: Sa Preta Istampada, la pietra bucata.

La si trova su una parete alta 40 m, sul Monte Tuttavista, frutto dell’erosione operata dall’acqua e dal vento che nei millenni hanno agito nelle fratture che pian pianino hanno ampliato e modellato, realizzando infine un foro quasi circolare. Restando in territorio nuorese e in particolare in Ogliastra, meritano attenzione ed una visita, due monoliti naturali presso la costa orientale, rispettivamente la Punta Goloritzè, formatasi per erosione e modellata nel calcare Mesozoico,con i suoi 143 m di altezza, e la Pedra Longa, un bastione calcareo a picco sul mare, nel comune di Baunei, denominato dai naviganti Guglia, Aguglia o Agugliastra, che si eleva dalle acque per 128 m. Restando ancora nel nuorese, merita per la sua vastità un altro monumento, potremmo definirlo, non svettante, come quelli finora narrati, ma immerso. Trattasi di Su Suercone, una conca di origine carsica, geologicamente definita dolina e situata nel Supramonte di Orgosolo. Posizionata a quota 900 m sul livello del mare, l’ampia voragine, a forma di imbuto, ha un diametro di circa 500 m ed una profondità di 200 m, e si è formata a seguito del crollo di una vasta cavità carsica. Questi monumenti naturali, che rappresentano una piccola parte del grande patrimonio “monumentale” geologico ancora non del tutto conosciuto, si caratterizzano per la loro natura calcarea, quindi facile alla modellazione degli eventi. Ma non sono i soli, perché anche le pietre dure come le rocce vulcaniche e i graniti sono state oggetto “plastico” di erosione, con la restituzione di significative sculture zoomorfe e antropomorfe. Risalendo verso il nord, un altro monumento naturale ma questa volta di granito, facente parte di quella ossatura stabile e profonda a cui è ancorata la nostra isola, lo possiamo ammirare nel Monte Pulchiana, presso Aggius, costituito da un grandioso monolite alto 110 m. E perché no, di passaggio anche una visita al Fungo di Arzachena, non sarebbe male. Trattasi proprio di un grande fungo granitico, chiamato dai locali Monti Incappiddatu (Monte col cappello o incappellato). Simbolo della città, perché è ormai parte di essa. Ancora verso nord, chi non ha mai sentito parlare della Roccia dell’Orso, a Palau, di fronte al Parco dell’Arcipelago della Maddalena? La sua grande sagoma svetta su un rialzo granitico che si eleva dal mare per oltre 122 m. Così pure è nota un’altra roccia del nord Sardegna, anche se non ha le stesse dimensioni della Roccia dell’Orso, si tratta della Roccia dell’Elefante, di appena 4 m e la si trova nel comune di Castelsardo, lungo la SS 134. Prodotta dall’erosione meteorica è costituita da una roccia vulcanica di color ruggine. Tutte queste rocce “scolpite” si portano con se tante leggende che le comunità locali, se interpellate, vi narreranno. Poi la roccia dell’Elefante di suo vi offre anche due splendide Domus de Janas (casa delle fate), antiche sepolture del Periodo Neolitico, realizzate tra il IV ed il II millennio a.C.

Nel sud Sardegna, come prima tappa, potremmo soffermarci ad ammirare una struttura unica, non tanto per il suo genere, ma per la sua grandezza, da cui il nome megapillow (grande cuscino) di Su Carongiu de Fanari,a Masullas, in Marmilla. Questo monumento naturale si è formato circa 20 milioni di anni fa a seguito di un’eruzione sottomarina che ha prodotto lave a forma di cuscino con fessurazioni interne di tipo radiale dovute al rapido raffreddamento della stessa lava al contatto con l’acqua. I pillow solitamente hanno dimensioni di 1–1,5 m, mentre il nostro è gigantesco perché è lungo 12 m ed alto 8, il che lo rendono uno dei più grandi al mondo.

Su garongiu de Fanari – Masullas – concessione PGSAS di Stefano Sernagiotto

Sempre riguardo a formazioni di origine vulcanica, possiamo spostarci verso Guspini dove troviamo i basalti colonnari, meglio noti come Canne d’organo. Costituiscono una collina di forma conica che si eleva per 167 m sul livello del mare, meglio nota come colle Zeppara. Questo monumento naturale (L.R. n.31/89) non è altro che un condotto vulcanico (neck= collo) vecchio di 4 milioni di anni riempito dalla sua lava che, per raffreddamento, ha assunto una fessurazione prismatica di tipo colonnare, in questo caso a sezione esagonale, da cui deriva il nome locale di “Canne d’Organo”, evidenziate, in modo particolare, nella parte superiore da un vecchio fronte di cava utilizzato per produrre granulato per asfalto. Scendendo ancora verso sud, non è difficile scorgere presso Siliqua, un rilievo vulcanico che si eleva dalla piana del Cixerri, geologicamente definito come duomo lavico, formatosi circa 27 – 28 milioni di anni fa durante il grande ciclo vulcanico del Tardo Eocene – Miocene Medio. Denominato come Domo Andesitico di Acquafredda, ènoto in particolare perché nella sua sommità ha ospitato il Castello di Acquafredda, edificato nel 1274 – 1275, dalla famiglia pisana dei Donoratico della Gherardesca e, secondo la leggenda, pare che nelle sue mura, oggi ruderi, sia stato rinchiuso il Conte Ugolino, figura rappresentata nel canto XXXIII dell’Inferno nella Divina Commedia di Dante Alighieri. Potremmo concludere il nostro viaggio tornando verso il mare ed esattamente in quello dell’isola di San Pietro a Carloforte, per ammirare una coppia di faraglioni (scoglio emergente), di roccia vulcanica, meglio noti come Le Colonne. Risalenti al Miocene Medio, 15 milioni di anni fa, si sono formati nei millenni ed isolati a seguito di una forte azione erosiva del mare sulla costa. Pare che originariamente avessero un’altezza sul livello del mare di 16 m; oggi risentono la forte pressione delle mareggiate e già uno di essi ha subito recenti crolli.

Mantengono comunque il loro fascino e costituiscono il monumento geologico simbolo dell’Isola di San Pietro. In Sardegna molte altre manifestazioni geologiche, che qui per brevità non si è potuto narrare nella loro molteplicità, possono essere scoperte facilmente dal curioso visitatore dell’isola.

In copertina L’Orso – Palau – Concessione PGSAS di Stefano Sernagiotto

Vedi anche

Il lembo più antico dell’isola_di Tarcisio Agus

In questo difficile momento le aree del Parco sono piombate in un profondo silenzio, ma …