La paddha timpiesa_di Giuseppe Sotgiu

C’era una volta la noblesse! L’argomento può essere giudicato frivolo o vuoto di contenuti, ma se qualcuno decide di dedicargli un semplice cenno o un approfondimento, non saremo certamente noi a tirarci indietro. Anzi, come nostro solito, forniremo tali e tanti di quei pretesti volti a determinare elementi di discussione, poiché il discutere e il dibattere è proprio delle genti civili e dei dettami della democrazia.

A prescindere dall’importanza o meno dell’argomento, in questo caso vengono offerte a tutti la possibilità e l’opportunità di mettere a nudo vizi, pregi e virtù di una comunità che sembra aver smarrito per strada le proprie radici, la propria identità, la propria autoironia, la propria tempieseria.

Paglia, non sei più un tabù. Se ci sei batti un colpo. Se poi la paglia viene considerata nel senso di “orgoglio”, beh, allora sarà necessario che di colpi ne batta parecchi. Purtroppo, a Tempio, oltre alla crisi economica e a quella più variegata che attanaglia l’Italia e il mondo, c’è anche quella della paglia e “chista pal noi è una disgrazia manna” (questa per noi è una disgrazia grande). Dire paglia vuol dire tante cose e non vuol dire niente. Vi sono a Tempio proverbi, modi di dire e curiosità sul tema che potrebbero interessare gli studiosi del passato da riempirne pagine intere. Sapevate che la Via Lattea in tempiese si chiama “Lu caminu di la paddha”?  (La strada della paglia).

Timpiesu paddosu* 

Tempiu padda*


*TEMPIESE PRESUNTUOSO – TEMPIO PAGLIA

Equivalgono ad uno scontato modo di dire di parecchi “paesani” di altri centri vicini, dimentichi il più delle volte dei loro “pseudonimi” o meglio ancora dei loro appellativi e della risposta altrettanto caustica che in genere veniva sibillinamente e ironicamente suggerita: Chici (in Tempiu) no c’è paddha pa l’asini (Qui a Tempio non c’è paglia per asini). Ma era una risposta data solo agli intenditori, gli altri non potevano capirla ed erano ovviamente autorizzati a non capire. In genere sono frasi dette per ferire e per offendere, raramente per sorriderci sopra appunto con una certa ironia. Ed è pur vero che i tempiesi, nell’arco dei secoli, apostrofavano questi altri con altrettanta reciproca ferocia. Detto comportamento, oltre che dalle scuole di pensiero dell’epoca era dettato anche da una specie di frustrazione che parecchi nutrivano nei confronti di Tempio e degli stessi tempiesi. Fortunatamente, sia a Tempio che negli altri centri, vi era e vi è tuttora la stragrande maggioranza delle persone che a questi modi di dire non presta alcuna attenzione, appartenendo alla classe delle persone intelligenti,  più colte o più responsabili; senza contare poi l’influenza degli insegnamenti religiosi, scolastici e pedagogici che tutti si presume abbiano ricevuto. L’argomento viene affrontato anche dal De Rosas nel suo interessante libro “Tradizioni popolari di Gallura” (Tempio – La Maddalena 1899) al capitolo: carattere morale dei galluresi, paese per paese, per rendersi conto che la questione, soprattutto nei secoli passati, era abbastanza sentita e praticata. Paddha vuol dire paglia in tutte le sue varianti, fieno secco eccetera. Però, nel linguaggio comune volto all’offesa, voleva e vuol dire: vuoto, vacuo, vanaglorioso, vanitoso, vanesio e chi più “v” ha più ne mette. Storicamente, invece, gli si può attribuire tutta una serie di significati abbastanza diversi. Per parecchi tempiesi la paddha non era altro che la consapevolezza di avere nella società dell’epoca una collocazione di primaria importanza, sia nella vita sociale, nella vita economica, nella vita ecclesiastica, nella vita politica, nella vita militare, in quella amministrativa, scolastica, culturale, per finire in quella artistica. Ecco giustificato il motivo dell’orgoglio di essere tempiesi o cittadini tempiesi. Se poi questo orgoglio, da parte di taluni è stato mortificato o male utilizzato, vedi scopi e interessi personali, prevaricazioni, umiliazioni verso terzi, offese e quant’altro, chi ne ha abusato è giusto che sia stato, o sia ancora, messo alla berlina. Bisogna considerare che a Tempio già nel ‘300 e nel ‘400 vi erano dei rioni composti da parecchie case in muratura e a più piani; che i tempiesi hanno dettato certi ritmi di vita in Sardegna per diversi secoli; hanno avuto una classe composta da religiosi e prelati, personaggi e medici di corte e uomini d’arme; che i tempiesi erano dei grandi proprietari terrieri e di bestiame e sappiamo tutti che parte di loro ebbe i benefici del cavalierato proprio per questo motivo; che i tempiesi, per salvaguardare i loro interessi locali, applicavano il “maso chiuso”; che hanno dato conti e marchesi fino ad esprimere addirittura un vicerè; che dal 1836, per regio decreto, erano diventati “cittadini”; che possedevano oltre 500 vigne; che hanno espresso uomini di ingegno e di cultura: artisti, pittori, poeti, musicisti, pensatori, uomini probi, imprenditori, inventori e valenti artigiani. (E abà?) (E adesso?) Ce la faremo a recuperare? Ecco giustificata la paddha, quella “doc”: quella paglia d’autore a noi tanto cara, mentre l’altra la lasciamo volentieri agli ignoranti e agli “accuditi” (arrivati da fuori che non riescono ad integrarsi e denigrano pure) scorretti. Noi non vogliamo aggiungere né togliere alla storia e alla fantasia; ci limitiamo solo a qualche considerazione senza per questo voler sollevare polemiche o rivangare sopiti rancori. È risaputo che anche dalle altre parti e negli altri paesi celiavano e rinfacciavano e anche a Tempio sono noti i “vezzeggiativi” dianzi nominati. Ma sono luoghi comuni, a volte espressi senza riflettere. E per questo motivo, a volte per un singolo personaggio, tutto un paese o tutta una comunità venivano accomunati in un’unica situazione facendo di ogni erba un fascio. La scuola, i giornali, l’avvento della televisione e della globalizzazione hanno parificato l’informazione e pianificato la cultura in senso lato. L’arrivo in tempo reale della comunicazione e delle notizie ha permesso un livellamento sociale giusto e altrettanto democratico. Sta a noi e ai singoli cogliere i lati positivi di quanto ci circonda o spesso ci viene propinato.

I commercianti locali e le relative associazioni di categoria, supportati dalla Pro Loco e dai “fidali” del comitato dei festeggiamenti patronali, hanno organizzato a tale proposito uno dei vari eventi compresi nel loro nutrito calendario proponendo una manifestazione diversa, abbastanza simpatica e carica di autoironia, intitolata appunto: “La Festa della Paddha” con annessi: rodeo casalingo, stand enogastronomici e punti di degustazione allietati da musiche e canti. La presentazione è avvenuta presso l’ufficio Turistico alla presenza delle autorità e di stampa e Tv, illustrata con lo spirito e la simpatia che li contraddistinguono dai portavoce responsabili Graziella Maisto e Gian Mario Azzena. Questa è soltanto una delle impegnative manifestazioni che i commercianti locali hanno inteso realizzare, anche in risposta alla “gufata” di qualche linguaccia, con l’intento preciso di rivitalizzare e dare visibilità e ossigeno ad un settore che presenta diversi problemi di sopravvivenza.

Facendo un bilancio della serata, nessuno avrebbe ipotizzato tanto successo. Mai vista tanta gente per le strade di Tempio all’infuori della domenica di carnevale: una fiumana. Ogni piazza, ogni angolo erano impegnati con bancarelle ed esposizioni. Tutti i negozi hanno approfittato dell’occasione per esporre le loro merci e venderle con grossi sconti. Sono stati affari per tutti. Tavolate e bancate hanno ospitato parecchie centinaia di forestieri che hanno particolarmente apprezzato la cucina e gli arrosti locali. Cinque enormi barbecue maneggiati da gente esperta del comitato della “classe” hanno retto bene l’urto della richiesta disimpegnandosi egregiamente. Bar, alberghi, ristoratori e pizzerie hanno registrato il pienone come non succedeva da tempo. Una menzione particolare a Paolo Sanna, il re delle frittelle lunghe, che con abilità e maestria durante tutta la serata ne ha spadellato diversi quintali.

È il caso di dire che l’impegno e la fatica questa volta sono stati ampiamente ricompensati. Complimenti, ma a patto che non sia un fuoco … di paglia!

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