L’Isola del Tesoro: cimeli rossoblù e cucina tipica sarda nella Casa Casteddu di Milano_di Fabio Salis

In certi luoghi la lontananza da casa non si percepisce e ci si può sentire accolti come nella propria terra, nonostante la distanza geografica e il Mar Tirreno che separa la penisola dalla Sardegna. Spirito imprenditoriale, dedizione, ottima cucina sarda e grande passione per i colori rossoblù: si può descrivere in questi termini la realtà costruita dal cagliaritano Roberto Tola, titolare del ristorante L’Isola del Tesoro, ubicato nel cuore di Milano a breve distanza dal Duomo, in Via Ludovico da Viadana n^2.

Con il passare degli anni, il locale è diventato non soltanto un punto di riferimento per tutti i sardi emigrati nel Nord Italia e gli amanti dei sapori genuini della cucina sarda (sono presenti nel menù sia carne che pesce), ma altrettanto per i numerosissimi tifosi del Cagliari e appassionati di calcio presenti su tutto il territorio, tanto da diventare il Cagliari club Milano. Qui i tifosi rossoblù si radunano per vedere le partite, ma non solo: spinto dall’amore per la sua terra e per i colori della squadra del cuore, Tola ha arricchito le pareti del ristorante di maglie, gagliardetti, palloni, fotografie e figurine riguardanti il Cagliari Calcio, cimeli che partono dagli anni Settanta per arrivare fino al giorno d’oggi. Dalle maglie con il marchio Ariostea, passando per quelle gloriose indossate da Francescoli e i campioni della Coppa Uefa, arrivando fino alle ultime del Cagliari di Tommaso Giulini, già assiduo frequentatore del locale ancora prima che prendesse in mano la proprietà del sodalizio cagliaritano.

Il ristorante è frequentato da una clientela affezionata e di prestigio: sono numerosissimi i personaggi del mondo dello spettacolo e gli addetti ai lavori del mondo del calcio che fanno tappa all’interno del ristorante, tra cui Silvio Berlusconi, Aurelio De Laurentiis, Alessandro Del Piero. “Sono tutti rimasti incantati dai cimeli presenti nella collezione”, assicura il titolare.

Entrando nel locale si percepisce fin da subito il forte legame nei confronti della squadra rossoblù che nutri fin da piccolissimo.

“Sono nato a Cagliari nel 1972, pochissimi anni dopo lo scudetto, e mi sono trasferito con la mia famiglia a Milano nel 1988. Mi sono avvicinato subito ai colori rossoblù, perché mio padre mi portava allo stadio. Mi ricordo che la mia prima partita fu un Cagliari-Sampdoria nell’agosto del 1979. Diciamo che sono riuscito ad unire la passione al lavoro. Inoltre l’apertura di una Casa Casteddu permette di valorizzare il marchio e di farlo crescere.”

Trattandosi di un ristorante che offre ai suoi clienti specialità sarde, è nata poi l’idea di collezionare pezzi di storia del Cagliari e appenderli in bella vista dentro la sala. Tutti oggetti a cui ti senti legatissimo.

“Mi hanno sempre affascinato le maglie. Essendo il nostro un ristorante tipico, i giocatori spesso fanno tappa da noi e ci donano dei cimeli. Quindi abbiamo deciso con mio padre di intraprendere questa collezione che rappresenta la memoria del tifoso. Siamo sempre alla continua ricerca di questi cimeli. Ora ci mancano pochissime maglie per completare la collezione. Per la precisione ne abbiamo più di quattrocento.

Tra i cimeli a cui sono più legato sicuramente ci sono quelli dell’anno della Coppa Uefa, ma anche le maglie di quando ero un bambino e frequentavo lo stadio, quelle col marchio Ariostea. Se devo scegliere alcuni giocatori, dico Daniele Conti che è quello che più ho apprezzato in assoluto per l’attaccamento alla maglia, e anche Andrea Cossu. Degli anni Ottanta scelgo Gigi Piras, un sardo vero molto attaccato alla maglia. Mentre per gli anni Novanta, Gianfranco Matteoli e il “principe” Francescoli, il calciatore più forte che abbia mai visto nel Cagliari dopo Gigi Riva.

Tanti personaggi famosi hanno varcato la soglia d’ingresso ed espresso il proprio apprezzamento per la collezione.

“Personaggi dello spettacolo, attori, politici e anche presidenti delle varie squadre di calcio sono assidui frequentatori, apprezzano parecchio sia i nostri piatti di pesce che di carne, quindi la fregola, gli spaghetti ai frutti di mare, i ravioli, i culurgiones come primi, il maialino come secondo, e anche i dolci. Un giorno Aurelio De Laurentiis e il figlio ci hanno portato sette maglie per completare la collezione e anche Silvio Berlusconi ci ha sempre fatto i complimenti. Seduto nel tavolo, mentre mangi, puoi vedere la storia del calcio e come si è evoluto, dalla maglie in lanetta a quelle di oggi. È un calcio che non si vede più e la gente rimane attratta da questo, soprattutto i più giovani che vogliono vedere com’erano le maglie di un tempo, mentre i più anziani vogliono ricordare gli antichi fasti. Inoltre qualche anno fa erano venuti anche Fassone e Mirabelli (all’epoca rispettivamente amministratore delegato e direttore sportivo del Milan, N.d.A.) che ci fecero i complimenti perché in nessuna altra parte d’Italia c’è un ristorante che ha questi cimeli. Neanche squadre come Inter e Juventus. Siamo unici in Italia.”

La stagione del centenario della società era iniziata bene, poi c’è stato quel blackout durato vari mesi tra la fine del girone d’andata e l’inizio di quello di ritorno. Ora l’arrivo di Zenga sembra aver ridato fiducia alla squadra.

“Questo campionato è stato finora complessivamente positivo, ora vediamo le ultime giornate come vanno. È stata comunque un peccato quella striscia di undici partite senza vittorie. Con un pizzico di fortuna in più quest’anno sarebbe stata la stagione giusta per centrare la qualificazione in Europa League. Sono comunque soddisfatto perché la squadra ha raggiunto una salvezza molto tranquilla. Secondo me Zenga sta facendo un buon lavoro, anche se l’esonero di Maran mi è dispiaciuto molto perché con lui avevo un ottimo rapporto. Purtroppo nel calcio paga sempre l’allenatore. Del nuovo mister apprezzo il fatto che sia uno dal temperamento sanguigno, che ci mette sempre la faccia davanti a tutte le situazioni e che non accampa mai delle scuse davanti alla sconfitta. Potrebbe fare bene anche in futuro se dovesse rimanere.”

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