Antiche usanze Cagliaritane “ Sa crabonera”_di Ermenegildo Lallai

A Cagliari spesso si auspica il ricorso a “sa crabonera” quando si vuole esprimere un dissenso molto marcato nei confronti di chi sostiene con prepotenza e presunzione tesi chiaramente sballate, si attribuisce impropriamente meriti inesistenti o mente in maniera eccessiva. Era in particolare una usanza diffusa nel passato sopratutto nei quartieri storici della città.

Che cosa è “sa Crabonera”?

Consiste nell’afferrare alle spalle una persona con una mano nella parte bassa del collo e con l’altra nel fondo dei pantaloni spingendola con forza in modo tale da costringere la stessa a fare una breve non voluta ma ridicola corsa.

La ragione di tale usanza , certamente non piacevole per chi la subisce, è quasi sempre motivata dalla esigenza di dare una pubblica lezione e mortificare chi ha peccato di presunzione o di egoismo.

Sa crabonera può essere assimilata come finalità al famoso “pernacchio” napoletano in quanto ha l’identico e fondamentale scopo di ridicolizzare persone superbe. Nella storia del cinema restano indimenticabili i “pernacchi” di Eduardo De Filippo e di Toto.

Si tratta in entrambi i casi di mezzi di rivalsa usati da chi ha subito una ingiustizia o magari ha riscontrato in una persona atteggiamenti egoistici, boriosi e irrispettosi nei confronti del prossimo.

Proprio in risposta a dei fastidiosi e antipatici comportamenti si ritiene di dover rispondere con sa crabonera considerata un esemplare strumento di condanna popolare idoneo a incidere pesantemente sull’orgoglio dell’arrogante di turno.

Sarebbe interessante capire le origini storiche de Sa crabonera.

Da parte di alcuni studiosi si sostiene che l’usanza sarebbe legata a lontane abitudini dei sardi nuragici testimoniate da bronzetti che riproducono lottatori e dai quali sarebbe anche derivata s’istrumpa, lotta che ancora oggi viene praticata in particolare nelle zone centrali della Sardegna.

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Tali riferimenti o presunte analogie non li ritengo in alcun modo sostenibili in quanto, pur essendo comune nella lotta e nella crabonera la modalità di afferrare l’avversario, è invece totalmente differente lo spirito, mentre i lottatori affrontano l’avversario fronteggiandosi e guardandosi in faccia per studiarsi e preparare le mosse, nel caso della Crabonera, al contrario, la “vittima” viene presa all’improvviso alle spalle senza capire chi lo tiene per la collottola e per il fondo dei calzoni e lo fa correre: la ratio de sa crabonera è infatti proprio la sorpresa.

E’ stato anche sostenuto che l’usanza sarebbe nata nelle miniere di carbone del Sulcis. I minatori avrebbero avuto l’abitudine di afferrare per il fondo dei calzoni i compagni che cercavano di scaricare sugli altri il lavoro comune.

Sicuramente è più valida la teoria che riallaccia l’usanza al recipiente- bilancia, tipo secchio, con una apertura su un lato, che legato con delle catene alla volta dei locali veniva usato nelle rivendite di carbone di Cagliari per agevolare i venditori nello scaricare con l’aiuto di entrambe le mani e con la tecnica propria della crabonera il nero prodotto nei sacchi e nelle ceste dei compratori.

Il ricorso a “sa crabonera “ è diventato oggi molto raro, non viene più praticata: resta solo come testimonianza, quasi dimenticata, del passato in quanto esistono attualmente sistemi molto più sofisticati per ridicolizzare una persona.

Una delle cause che hanno determinato la “sparizione” della Crabonera dalle “sane abitudini” cagliaritane potrebbe essere l’aumento straordinario delle persone che meriterebbero una simile ed educativa lezione…basta pensare, solo per esemplificare, ai tanti e inutili politici, ai grandi esperti del nulla, ai sostenitori della teoria dell’io di più e ai numerosissimi palloni gonfiati in circolazione.

Le tante crabonere necessarie e opportune potrebbero infatti creare problemi nella città in quanto fatalmente intralcerebbero il traffico e intaserebbero pericolosamente i marciapiedi.

Come già detto l’aspetto più caratteristico della “crabonera” è la sorpresa, la vittima viene presa alla sprovvista possibilmente in un luogo abbastanza frequentato in modo che in molti possano assistere e commentare.

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E’ possibile che gli astanti, sopratutto quelli che conoscono la persona oggetto della pesante lezione, siano indotte a riflettere, a commentare con persone vicine, e magari a ipotizzare le ragioni che hanno determinato lo “scherzo”.

Verrebbero fuori interessanti motivazioni…”beni fattu”, “esti barrosu” (è prepotente)..è “un imbroglione”..” si da troppe arie”…”fa il don giovanni” …”si vanta di essere molto elegante”….dichiara di appartenere ad una classe sociale superiore ….snobba e disprezza quindi tutte le persone che ritiene che appartengano ad un mondo di inferiori” e come tali da tenere lontane.

Per tutti questi motivi buona parte dei testimoni apprezza lo “scherzo” sperando che possa servire al malcapitato che l’ha subito come lezione di vita.

Chi ha vissuto gli anni della diffusione della crabonera potrebbe citare tantissimi episodi. Vorrei ricordare, solo per semplificare, quella praticata negli anni 50 circa del secolo scorso al Signor Francesco. Si trattava di un personaggio del tutto particolare che abitava nella zona di Villanova e che ogni mattina, dopo gustato il rituale caffè nella famosa pasticceria Tramer nella Piazza Martiri, era solito entrare con aria quasi trionfale, attraverso la Via Manno, nel quartiere della Marina.

Il personaggio, abbastanza alto, stempiato, con baffetti quasi accennati, occhialini ottocenteschi, sempre perfettamente vestito, anche con una lontana ricerca di eleganza, con in bocca un mezzo sigaro quasi sempre spento, si recava giornalmente per farsi fare la barba da un barbiere che aveva la bottega nella Via Bajlle.

Non accettava l’attesa del turno e pretendeva, ricorrendo anche a espressioni pesanti e spesso volgari, di essere servito subito. La qual cosa indispettiva giustamente chi era arrivato prima e determinava, naturalmente, antipatici bisticci che mettevano in crisi il povero e incolpevole barbiere. Il tutto veniva aggravato dall’abitudine, estremamente fastidiosa, del signor Francesco di trattare il prossimo con arroganza e sufficienza dando, tra l’altro, del tu a tutti, magari ricordando, con sarcasmo, a chi lo possedeva, il sopranome e non accettando che gli altri osassero rispondere a loro volta nello stesso modo. Quando qualcuno osava chiamarlo Francesco, senza premettere il signor e ricambiando il tu, il personaggio in questione si inalberava e invitava con maniere spesso molto pesanti il responsabile dell’ “affronto”, al rispetto delle reciproche posizioni sociali che, a suo parere, non giustificavano alcun tipo confidenza.

Il signor Francesco dopo la rituale sosta dal barbiere era solito recarsi al vecchio mercato del Largo Carlo Felice, dove, con grande fastidio dei rivenditori, toccava e assaggiava la merce riempendo di improperi i commercianti che giustamente si lamentavano e l’invitavano a tenere un comportamento corretto.

Il personaggio per la sua fastidiosa tendenza a rimproverare il prossimo e dare gratuite e inopportune lezioni era malvisto e non sopportato da parte di tutti coloro che avevano la sfortuna di incontrarlo e averci, in qualche modo, a che fare.

Non meravigliò nessuno perciò che una mattina intorno alle 12, al personaggio in questione, mentre nella via di ritorno a Villanova si trovava nella parte alta del Largo Carlo Felice quasi alla svolta con Via Manno, da parte di un giovane gli venne fatta una terribile, lunga e umiliante crabonera che si concluse dopo una corsa certamente non voluta, nonostante le urla, le minacce e le parolacce del Signor Francesco, nei pressi dell’allora negozio di tessuti denominato “Casa Regina”.

Il giovane, esaurito il suo compito – certamente commissionatogli- sparì con grande velocità senza dare al personaggio con gli occhialini ottocenteschi neppure la possibilità di riconoscerlo. Inutile fu anche la denuncia presentata in questura in quanto non si riuscì a individuare né il responsabile dell’azione né qualche testimone. La notizia della crabonera però si diffuse con grande velocità per tutta la città e l’autore del gesto, conosciuto dai più, nonostante la generale reticenza, divenne quasi un eroe cittadino.

Il malcapitato Francesco forse capì l’antifona: in seguito, sicuramente temendo che la lezione potesse ripetersi, si dette infatti una certa regolata nel suo modo arrogante di comportarsi

La crabonera forse più comica però fu fatta ad un cagliaritano che impunemente durante la partita di calcio Cagliari Juventus in contrasto con la massa dei tifosi del Cagliari della famosa Curva “ovest” dello Stadio Amsicora agitando una bandiera a strisce bianconere fece un tifo spropositato e sguaiato, per la squadra torinese. Al termine della gara fu “gentilmente” accompagnato all’uscita dello stadio con una “doverosa e meritata” crabonera accompagnata “musicalmente” dal generale coro di “Forza Cagliari” intonato dai tantissimi presenti, che suscitò generale ilarità e grandi applausi.

Cosa è rimasto nei nostri giorni de Sa crabonera? Solo un ricordo nella mente dei più anziani. La sua funzione educativa è stata surrogata dai messaggi e dalle notizie diffuse sui telefonini. Si tratta di un sistema sicuramente più moderno forse più rispondente alle esigenze dei nostri giorni certamente quasi impersonale che però sicuramente non riesce ad esprimere l’importante funzione educativa pubblica di una crabonera ben fatta.

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