{"id":691,"date":"2020-02-17T11:59:17","date_gmt":"2020-02-17T10:59:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?p=691"},"modified":"2020-02-19T12:48:16","modified_gmt":"2020-02-19T11:48:16","slug":"cagliari-la-grassa_di-paolo-fadda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/cagliari-la-grassa_di-paolo-fadda\/","title":{"rendered":"Cagliari la grassa_di Paolo Fadda"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 qualcuno che sostiene che i cittadini di Cagliari si potrebbero dividere in \u201cquelli che si ricordano del mercato del Largo\u201d e in quelli \u2013 assai pi\u00f9 numerosi \u2013 che sono venuti dopo, per via dell\u2019anagrafe o per via dell\u2019immigrazione. Proprio a significare che di quel grande emporio della golosit\u00e0 se ne \u00e8 perduto il ricordo, anche se qualche vecchia foto in bianco e nero, scattata dal premiato laboratorio fotografico Ferri o dai fratelli Pes, ne riesce a perpetuare la memoria negli album delle vecchie collezioni di cartoline. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, va confessato che chi scrive pu\u00f2 essere ricompreso fra quelli \u201cche si ricordano\u201d e che \u2013 tra l\u2019altro \u2013 ha ancora ben impresso davanti agli occhi il giorno di quell\u2019improvvida demolizione avvenuta nel 1957, allorquando quell\u2019imponente \u201cpartenone\u201d veniva gi\u00f9 come un castello di carte. Fra i commenti meravigliati ed anche perplessi dei tanti curiosi, perch\u00e9 se ne andava via \u2013 inghiottito da una forte voglia di progresso \u2013 una parte importante della storia cittadina. Va detto, per opportuna conoscenza, che quelli erano ancora dei tempi nei quali pochi, e ben fuori dell\u2019opinione generale, potevano dubitare o negare che quella demolizione fosse necessaria perch\u00e9 diretta a rendere pi\u00f9 bella la citt\u00e0, arricchendola con due edifici destinati ad ospitare due \u201cricchi\u201d istituti bancari. Cos\u00ec dal tempio de is caboniscus, de is giarrettus&nbsp; e de is palajas, venerati come delle divinit\u00e0 nella mensa dei buongustai cagliaritani, s\u2019era passati al tempio dove s\u2019adorava un altro dio, peraltro molto pi\u00f9 suadente, ma per certi versi indigesto, su dinai appunto.&nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si sta qui parlando \u2013 per far capire a quelli \u201cvenuti dopo\u201d \u2013 dell\u2019importante mercato dei commestibili edificato negli ultimi decenni dell\u2019Ottocento nel Largo Carlo Felice e poi sostituito per un\u2019improvvida decisione municipale con i palazzi di due importanti banche nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, quell\u2019imponente mercato coperto, grazie al suo celebre colonnato dorico in grigia pietra di Sardegna, aveva conquistato il prestigio e \u00abl\u2019imponenza architettonica di un vero tempio classico\u00bb. Va detto che in breve tempo era divenuto (annoter\u00e0 un illustre visitatore, l\u2019inglese David H. Lawrence) il luogo pi\u00f9 celebrato della citt\u00e0, ove si poteva trovare ogni bendiddio mangereccio ed era tanto accattivante (per gli occhi e la gola) da far scrivere a quello scrittore inglese di non aver mai conosciuto \u00abun cos\u00ec luccicante mondo di cibi d\u2019ogni forma e colore, in uno splendore simile a quello visto sotto il tetto del mercato di Cagliari, cos\u00ec puro e fastoso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, per ricordare un po\u2019 la storia di quel grande mercato civico che per circa trequarti di secolo ha rappresentato una straordinaria \u201cgloria\u201d cittadina, andrebbe ricordato che venne costruito nel 1884 su quello che era l\u2019antico convento di Sant\u2019Agostino. Per progettarlo era stato bandito nel 1873 dal Comune un apposito bando di concorso \u00abma, purtroppo, tra i progetti presentati nessuno venne considerato idoneo. Si faceva interessante un progetto del capo dell\u2019ufficio tecnico del comune, l\u2019ingegner Enrico Melis, il quale fu invitato ad apportare le necessarie modifiche. Ma qualche anno dopo un altro progetto veniva proposto dall\u2019avvocato Todde-Deplano, che riproponeva una nuova zona. Anche questo progetto fu per\u00f2 respinto e il Comune torn\u00f2 a quello del Melis che, dopo numerose modifiche, fu realizzato in due corpi separati di edifici [de susu, con 180 box per frutta e verdura, de basciu con 56 box per carne e pesce]\u00bb (cos\u00ec hanno scritto Giancarlo Sorgia e Giovanni Todde).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da allora, quel mercato del Largo sarebbe divenuto un luogo privilegiato per gli incontri cittadini. Dove s\u2019andava per far la spesa ma anche per far quattro chiacchiere, scambiarsi pettegolezzi e saluti e far nuove conoscenze o conquiste. A tal proposito, un periodico di quel tempo (\u201cVita Sarda\u201d) scriver\u00e0 che, attorno a quei banchi e fra il vociare di tanta gente,\u00abvi s\u2019incrociano parole salaci e motti di spirito fra quanti l\u2019hanno eletto a sede dei loro quotidiani appuntamenti, aggiungendo al piacere della vista per tante appetitose leccornie anche quello per i seni ricolmi e gli occhietti ladri delle tante belle e giovani servotte che vi s\u2019aggirano petulanti e pibirure\u00bb. &nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti, quel grande \u201ctempio dell\u2019annona\u201d era stato uno dei primi grandi \u201caffaire\u201d edilizi della citt\u00e0 borghese, tanto che se ne erano interessati in parecchi, prima ancora che lo avesse progettato e realizzato l\u2019ingegner Melis. I primi disegni erano stati addirittura del \u201cgrande\u201d Gaetano Cima che ne aveva suggerito la localizzazione ottimale proprio nell\u2019area del vecchio convento di Sant\u2019Agostino, anche per rimanere in linea con la tradizione che aveva fatto di quegli spiazzi al di l\u00e0 della porta di Stampace, il luogo ideale per i commerci alimentari dei cagliaritani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si trattava \u2013 quello spiazzo polveroso ed informe era chiamato sa prazza \u2018e su trigu, dato che vi si svolgeva nella stagione loro il mercato delle granaglie. Pi\u00f9 che un vero mercato si trattava di una sorta di grande accampamento all\u2019aperto, dove l\u2019attrezzatura si riduceva a misere paratoie di canne ed a elementari trespoli di legno ove si esponevano cestini e corbule d\u2019ogni forma e grandezza, il tutto nella pi\u00f9 completa latitanza d\u2019ogni precauzione igienica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019amministrazione civica del tempo era giunta quindi nella determinazione di dover dotare la citt\u00e0 d\u2019un luogo ove confluissero tutte le derrate di cui aveva bisogno il \u201cventre\u201d dei sempre pi\u00f9 numerosi cagliaritani, non foss\u2019altro per assicurare dei confort di pulizia e d\u2019igiene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte era giunta notizia, anche in quest\u2019estrema periferia d\u2019Europa qual\u2019era Cagliari in quella prima met\u00e0 Ottocento, della modernit\u00e0 dei nuovi mercati parigini, le Halles, che erano divenuti, con il bendiddio alimentare che vi si poteva acquistare e con i servizi moderni di cui erano dotate, una vera e propria attrazione mondiale, quasi come la torre Eiffel.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, proprio per dare alla memoria di \u201cchi allora c\u2019era\u201d la giusta importanza, andrebbe aggiunto che, anche per la sua demolizione a met\u00e0 degli anni Cinquanta del secolo scorso, tutto non sarebbe filato via liscio, in quanto sarebbero sorte roventi polemiche e ripetute incertezze. Nell\u2019aula consiliare comunale di allora (si sta parlando della met\u00e0 degli anni 50 del Novecento) vennero evocate le mene di oscuri di \u201cpoteri forti\u201d pi\u00f9 o meno underground, oltre a paventare il pericolo rappresentato \u00abda avide mani pronte a carpire i tesori cittadini\u00bb\u2026 Lo stesso sindaco del tempo, Pietro Leo, ed il suo vice, Filippo Asquer, furono a pi\u00f9 riprese fatti cenno ad un tiro incrociato, non solo dalle opposizioni ma anche dalla stessa maggioranza e dalla v\u00e9rve accusatoria di un accanito Di Pietro del tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Purtroppo \u2013 varrebbe oggi ricordarlo per la storia \u2013 non era stata tanto la conservazione di quel monumento eretto \u2026a gloria della gastronomia cittadina che aveva motivato quegli scontri, e neppure si sollevarono voci in difesa della storicit\u00e0 di quell\u2019edificio (certamente ragguardevole per il suo pregio architettonico), quanto l\u2019acido di quelle presunte collusioni tra qualche amministratore civico ed un\u2019importante impresa immobiliare continentale. E ci\u00f2 nel rispetto di quel culto del gossip e dell\u2019invidia che va parte, da sempre, della \u201ccostituzione materiale\u201d della citt\u00e0, prima ancora del suo culto per la difesa dei \u201csegni\u201d del passato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In verit\u00e0, proprio per tornare al tema centrale di questo scritto, andrebbe detto che il mercato, o, meglio, i mercati sono stati da sempre un vanto cittadino, tant\u2019\u00e8 che l\u2019appeal storico di quello del Largo Carlo Felice, non sarebbe finito con la sua pur improvvida demolizione ma avrebbe trovato un suo continuum nel nuovo complesso di San Benedetto, costruito, purtroppo, con una pi\u00f9 marcata spartanit\u00e0 e modestia architettonica. Ma anch\u2019esso capace di raccogliere e di esaltare eguali se non maggiori capacit\u00e0 attrazionali. Avendo accolto nei suoi spazi i tradizionali trionfi di pesci d\u2019ogni qualit\u00e0, colore e misura e le ricche esposizioni di porcettus ed&nbsp; angioneddus, di cestini di frutta e verdure in technicolor, tutto in nome di quel richiamo alla golosit\u00e0 che \u00e8 un po\u2019 il brand storico della spesa alimentare dei cagliaritani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Andrebbe ricordato ancora come di quest\u2019emporio gastronomico proprio in questi giorni si sono celebrati i cinquant\u2019anni, un et\u00e0 di mezzo che comincia ad indicare, anche per gli edifici, le prime rughe ed i primi acciacchi, anche se temperati da un intelligente e provvido restyling che ne ha rinfrescato spazi e servizi. Eppure, se la sua fisicit\u00e0 pur continua a mostrare&nbsp; qualche crepa, i contenuti di quell\u2019emporio di San Benedetto sono sempre rimasti d\u2019alta qualit\u00e0 e di grande attrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A conferma, per meglio intendersi, che a Cagliari i mercati alimentari sono da sempre un po\u2019 un\u2019istituzione cittadina, un marchio d\u2019identit\u00e0, un qualcosa che si va a coniugare con la \u201ccagliaritanit\u00e0\u201d, e che sono assunti come cosa propria, come simbolo patrio, e questo sia dai cittadini d\u2019ogni et\u00e0 e condizione, siano ricchi o poveri, giovani o vecchi, uomini o donne.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cittadinanza, infatti, ha sempre messo molta della sua urbanit\u00e0 nel frequentare i \u201csuoi\u201d mercati, quasi fossero una parte di se stessa, un luogo quindi da conoscere e da far conoscere, da frequentare e da far ammirare. Dei luoghi \u2013 si \u00e8 letto da qualche parte \u2013 in cui la stessa struttura fisica e civile di Cagliari, con tutti i suoi fasti e fastigi, esprime \u2013 e vive \u2013 il suo momento migliore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed infatti ancora oggi parlar di mercati a Cagliari \u00e8 un qualcosa che riempie i suoi cittadini d\u2019orgoglio, tanto che sono in molti a rimirarsi le parole che l\u2019inglese David H. Lawrence dedic\u00f2 loro, scrivendo, in quel suo bel libro \u201cSea and Sardinia\u201d, di non aver mai conosciuto \u00abun cos\u00ec luccicante mondo di cibi d\u2019ogni forma e colore,&nbsp; in uno splendore simile a quello visto sotto il tetto di quel mercato di Cagliari cos\u00ec fastoso\u00bb. Verrebbe quasi da consigliare alla municipalit\u00e0 attuale di collocare una bella lapide con queste parole in uno degli ingressi di quel mercato, in modo da rievocare e ricordare i fasti gastronomici di questa tradizione cittadina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 infatti dell\u2019idea che anche Cagliari meriti, al pari di Bologna, d\u2019essere detta \u201cla grassa\u201d, cio\u00e8 una citt\u00e0 che ha fatto del cibo, del buon cibo, uno dei suoi atouts maggiori e migliori. Ed in pi\u00f9 della capitale emiliana ha la capacit\u00e0 di offrire, accanto ai frutti impareggiabili d\u2019una fertile agricoltura mediterranea, anche i prodotti straordinari d\u2019un mare pescosissimo d\u2019ogni sorta di pescato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scrivere quindi dei mercati cagliaritani \u00e8 un po\u2019 come celebrare le glorie cittadine, dato che anche le guide pi\u00f9 apprezzate non mancano di consigliare a visitatori e turisti di fare una capatina verso San Benedetto dove si pu\u00f2 visitare ed ammirare uno dei pi\u00f9 fastosi e intriganti mercati alimentari del Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 anche questa \u00e8 \u2013 per chi non lo sapesse \u2013 una delle grandi attrattive della citt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00a9Sardegnatavola<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 qualcuno che sostiene che i cittadini di Cagliari si potrebbero dividere in \u201cquelli che si ricordano del mercato del Largo\u201d e in quelli \u2013 assai pi\u00f9 numerosi \u2013 che sono venuti dopo, per via dell\u2019anagrafe o per via dell\u2019immigrazione. 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