{"id":395,"date":"2020-02-04T10:22:06","date_gmt":"2020-02-04T09:22:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?p=395"},"modified":"2020-02-04T10:22:07","modified_gmt":"2020-02-04T09:22:07","slug":"sardegnatavola-missione-giramondo_di-giorgio-ariu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/sardegnatavola-missione-giramondo_di-giorgio-ariu\/","title":{"rendered":"Sardegnatavola missione giramondo_di Giorgio Ariu"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">In prima elementare alle Missioni ci veniva a trovare il centravanti del Cagliari, Galbiati fratello del direttore. Simpatizz\u00f2 e mi fece mascotte dei rossoblu, cos\u00ec sul campetto.La domenica salivo sul bus della squadra, dall&#8217;hotel Scala di Ferro, via Torino, per l&#8217;Amsicora. Come mascotte il solco era tracciato: mio fratello Graziano, assistente del ministro dell&#8217;Agricoltura Maxia mi insegn\u00f2 a indirizzare e fascettare il Coltivatore Diretto, organo della Coldiretti del mitico Bonomi che mi volle mascotte sui campi. All&#8217;oratorio, sette anni circa, facemmo il giornalino murale. Io direttore subito, senza se, senza ma ( pagu barrosu&#8230;). Anzi a condizione di servire messa. Cos\u00ec la zia pi\u00f9 devota mi domandava spesso cosa volessi fare da grande: ed io &#8220;il papa&#8221;. Il vinello della messa era solo per il prete officiante ed era dolce, profumato. Mi dimisi da aspirante pontefice, nonostante la scarsa concorrenza, tutto preso da sport e scrittura. Alle superiori &#8220;Dialogo&#8221; il giornalino interistituti che mi permetteva di entrare in tutte le classi dell&#8217;isola. E sempre per paesi e campagne con l&#8217;impareggiabile Fernando Pilia a conoscere fatiche e gioie dei contadini. Che c&#8217;entra tutto questo? C&#8217;entra tutto, perch\u00e8 solo cos\u00ec poteva nascere SARDEGNATAVOLA, folle passione, inizio anni 80 in doppia versione TV e cartacea. Allora botteghe e tavole erano ipercolonizzate, per gustare cibo sardo dovevi andare lungo i sentieri dei pastori e dei contadini, non tutti rapiti dalla grande illusione della petrolchimica. Cuochi, non chef allora, per un lavoro oscuro, usurante e sottopagato. E si emigrava a lavare piatti e a inseminare sapori sardi nelle cucine di tutto il mondo. Oggi con la colonizzazione ad opera della grande distribuzione francese e tedesca, i prodotti sardi fanno tendenza e nicchia, la riscoperta dei beni identitari e paesaggistici chiamano turismo anche interno, ma i numeri sono bassi. Come quelli dell&#8217;export. Giramondo \u00e8 il nostro gioirnale,con il gusto e la passione di scoprire i prodotti giusti per la salute nostra e per il mercato.Banalizzatori di professione li definiscono &#8220;di eccellenza&#8221;, per noi sono il grande riscatto di quelle popolazioni con la cultura della fatica, del presidio dei campi contro la desertificazione e quel virus chiamato globalizzazione e burocrazia europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>\u00a9Foto Sara Muggittu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>\u00a9Sardegnatavola<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In prima elementare alle Missioni ci veniva a trovare il centravanti del Cagliari, Galbiati fratello del direttore. Simpatizz\u00f2 e mi fece mascotte dei rossoblu, cos\u00ec sul campetto.La domenica salivo sul bus della squadra, dall&#8217;hotel Scala di Ferro, via Torino, per l&#8217;Amsicora. 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