{"id":3599,"date":"2024-10-29T10:31:33","date_gmt":"2024-10-29T09:31:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?p=3599"},"modified":"2024-10-29T11:16:26","modified_gmt":"2024-10-29T10:16:26","slug":"arbus-il-museo-antonio-corda_di-tarcisio-agus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/arbus-il-museo-antonio-corda_di-tarcisio-agus\/","title":{"rendered":"Arbus, il Museo Antonio Corda_di Tarcisio Agus"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il comune minerario di Arbus, dopo il crollo delle miniere tenta una nuova economia puntando&nbsp; per&nbsp; buona parte dell&#8217;anno sul turismo. Ma, come molti comuni sardi detentori di un vasto patrimonio naturalistico, non \u00e8 in grado, per le insufficienti disponibilit\u00e0 economiche, di infrastrutturare la preziosa risorsa perch\u00e9 possa produrre maggior reddito ed occupazione. Una sofferenza in parte attenuta dall&#8217;iniziativa dei suoi abitanti, che si spendono, pur fra mille difficolt\u00e0, nel supportare l&#8217;attuale flusso turistico con proprie iniziative imprenditoriali legate ai servizi ed all&#8217;accoglienza. La presenza turistica si concentra prevalentemente nel periodo estivo, ma l&#8217;abnegazione di diversi arburesi ha permesso di insediare importanti istituzioni nell&#8217;abitato, nel tentativo di attrarli tutto l&#8217;anno e far loro conoscere la storia e la cultura del territorio. Le proposte della comunit\u00e0 arburese risultano interessanti per gli ospiti, ma anche per la stessa comunit\u00e0, che al di l\u00e0 dell&#8217;economia che possono sviluppare, rappresentano un valido stimolo per le nuove generazioni, in quanto danno loro il senso dell&#8217;appartenenza e&nbsp; la forza per&nbsp; non abbandonare il luogo natio, contrastando il pericoloso tarlo dello spopolamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcagliaritano.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Rag.-Antonio-Corda.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6294\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Antonio Corda<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fra le diverse iniziative \u00e8 interessante il museo del rag. Antonio Corda, che di recente ha supportato&nbsp;&nbsp; l&#8217;ultimo mio lavoro dedicato al Monte di Soccorso di Arbus, di prossima pubblicazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rag. Antonio ha sentito il bisogno di contribuire, interamente a sue spese, alla raccolta, tutela e custodia della memoria storica contadina ed artigianale arburese, dando vita al <em>\u201cMuseo Antonio Corda &#8211; Arti e Mestieri Antichi della Sardegna\u201d<\/em>, con l&#8217;acronimo AMAS. Non so se sia una coincidenza o una voluta costruzione, perch\u00e9 il termine richiama il francese \u201camas\u201d che significa ammasso, mucchio, cumulo. La frase <em>\u201cEt il ya de milliers de galaxie dan cet amas\u201d<\/em> (Ci sono migliaia di galassie in questo ammasso), mi pare possa riassumere con efficacia il certosino lavoro svolto, ordinando dentro un antico complesso abitativo cadente ed efficacemente recuperato, esso stesso testimone in alcuni scorci della storia dei reperti che accoglie, le galassie del mondo contadino, pastorale ed artigianale dell&#8217;800 arburese e sardo in generale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La collezione&nbsp; narra di ben 50 mestieri della nostra isola ed<strong> \u00e8 stata <\/strong><strong>dichiarata di interesse culturale e di importante interesse storico-artistico e demoetnoantropologico dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la citt\u00e0 metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna e dal Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali e Turismo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immergersi nelle sue sale \u00e8 un viaggio nel tempo, come per esempio, fermarsi nello spazio che accoglie il carro a buoi con le ruote piene e gli strumenti della sua composizione, con gli animali&nbsp; uniti attraverso il giogo costituivano un importante strumento di lavoro e di trasporto, fondamentale per raggiungere i territori pi\u00f9 distante dall&#8217;abitato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora oggi sono diversi gli allevatori arburesi che curano e allevano gli splendidi animali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non meno interessanti sono gli antichi addobbi che ornavano i buoi quando partecipavano alle sagre paesane come trainatori del cocchio. Ad Arbus si ripete ancora oggi la lunga processione che accompagna, per 34 km, Sant&#8217;Antonio da Padova (13 Giugno) nella sua chiesa del borgo sin dal lontano 1694. Un importante appuntamento ove \u00e8 possibile ammirare non solo i buoi impegnati ed elegantemente addobbati nel traino del cocchio, ma anche tutti gli altri bardati a festa nel traino de <em>Is traccas. <\/em>Carri che oggi potremo definire le \u201croulotte\u201d del tempo, necessari per trasportare le masserizie e gli alimenti, nonch\u00e9 giaciglio necessario per trascorrere i tre giorni di festa lontani dalle comodit\u00e0 della propria casa. Per l&#8217;occasione i carri vengono ancora oggi ricoperti a tunnel, con preziose lenzuola, copriletto o tovaglie bianche finemente ricamate ed intercalate con ulteriori elementi di arredo, come cuscini, asciugamani, scendiletto o da antichi arazzi, frutto dell&#8217;opera femminile al telaio domestico.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcagliaritano.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carro-buoi-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6293\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un mondo contadino di festa e lavoro che ancora si respira osservando gli antichi aratri con la punta di ferro, che a mala pena riuscivano a scalfire il terreno, per passare poi a quelli in ferro con il cos\u00ec detto voltaorecchio, da noi detto <em>S&#8217;orb\u00e0da,<\/em> che affondava meglio sul terreno creando uno strato pi\u00f9 profondo di substrato dove le leguminose e cereali affondavano meglio le loro radici trovando migliore alimentazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non meno coinvolgente \u00e8 sostare nell&#8217;angolo dove il grano una volta mietuto veniva trebbiato&nbsp; e poi separato nell&#8217;aia dalle rachidi e dai glumi (stelo e avvolgimento dei grani), con le pale in legno e con i setacci gestiti con maestria dalle donne, capaci di interagire con movimenti decisi e coordinati con il vento (<em>Bentu\u00e0i<\/em>), per separare i chicchi dal&nbsp; resto della spiga.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tuffarsi nel passato con a disposizione gli strumenti d&#8217;uso quotidiano ci permette di rivivere sensazioni e momenti vissuti dai nostri padri, come il soffermarsi nella sezione dei pesi e misure, che richiamano il vociare di uomini e donne intenti a quantificare il grano, le fave o i legumi in genere da vendere o da restituire al Monte di Soccorso, che a suo tempo aveva fornito i grani per la semina.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcagliaritano.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/i-pesi-e-le-misure.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6295\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un mondo contadino in simbiosi con quello domestico, che ricorda, per esempio, le promesse spose intente a preparare il proprio corredo in parte prodotto al telaio, e del quale \u00e8 possibile ammirarne uno splendido esempio con la raccolta di antichi capi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non meno importante era&nbsp; \u201c<em>Su stresciu de f\u00eau<\/em>\u201d, realizzato con l&#8217;aiuto dei padri e costituito dall&#8217;insieme dei recipienti realizzati con gli steli del fieno per diverse attivit\u00e0 domestiche. Nella casa, anche se molto spartana, non mancavano le meravigliose cassapanche intarsiate e decorate, che custodivano i cambi stagionali delle coperte e delle lenzuola e che possiamo ammirare nel museo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe continuare ancora a lungo, narrando delle botteghe artigiane presenti nelle diverse sezioni, come l&#8217;angolo del fabbro ferraio, che preparava tantissimi strumenti da lavoro ed i variegati marchi a fuoco con i quali gli allevatori segnavano il propio bestiame, ma non \u00e8 giusto togliere la curiosit\u00e0 ai prossimi visitatori, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 tanto da vedere ed apprendere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un plauso quindi al rag. Antonio Corda, perch\u00e9 con la sua opera, segno d&#8217;amore per la storia del suo paese e della Sardegna, offre a tutti gli arburesi, ma non solo, uno straordinario strumento culturale utile al difficile tentativo di riconversione economica, nonch\u00e9 un&#8217;importante opportunit\u00e0 perch\u00e9 dal passato \u00e8 possibile trarre motivo per un futuro da vivere nella comunit\u00e0 di cui andar fieri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il comune minerario di Arbus, dopo il crollo delle miniere tenta una nuova economia puntando&nbsp; per&nbsp; buona parte dell&#8217;anno sul turismo. Ma, come molti comuni sardi detentori di un vasto patrimonio naturalistico, non \u00e8 in grado, per le insufficienti disponibilit\u00e0 economiche, di infrastrutturare la preziosa risorsa perch\u00e9 possa produrre maggior reddito ed occupazione. 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