{"id":3279,"date":"2023-12-04T10:27:55","date_gmt":"2023-12-04T09:27:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?p=3279"},"modified":"2023-12-04T11:53:18","modified_gmt":"2023-12-04T10:53:18","slug":"chiacchiericci-casteddaius_di-anna-palmieri-lallai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/chiacchiericci-casteddaius_di-anna-palmieri-lallai\/","title":{"rendered":"&#8220;Chiacchiericci&#8221; casteddaius_di Anna Palmieri Lallai"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">La Cagliari del passato \u00e8 impregnata di tante dicerie, pettegolezzi o, se vogliamo, semplici maldicenze che, correndo tra i vicoli e <em>is arrugas strintas<\/em>, specie dei quartieri storici, e, saltellando di bocca in bocca, hanno finito per assumere quasi il carattere di autenticit\u00e0. Sono tante, ancora raccontate con una certa convinzione dai nostri anziani, e noi siamo pronti ad accoglierle pi\u00f9 che con diffidenza con tanta curiosit\u00e0. Prima si raccontavano per strada, si sussurravano tra i tavolini delle bettole, tra amici pi\u00f9 o meno creduloni, e la fantasia personale poi aggiungeva sempre qualcosa di \u201cproprio\u201d tanto che il famoso \u201ctopolino\u201d finiva per diventare un\u2026elefante. Queste dicerie nostrane trovano radice in un periodo ben diverso dal nostro, in una realt\u00e0 differente, dove era facile trovare terreno fertile e, tra <em>comari<\/em> e il \u201cben informato\u201d, non c\u2019era bisogno dei social o di qualsiasi altro mezzo meccanico o sofisticato per arrivare rapidamente fino ai sottani, <em>is<\/em> <em>bascius<\/em> di proverbiale memoria; era la voce umana il mezzo di trasmissione pi\u00f9 veloce, sicuro, garantito e \u2026gratuito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora oggi, mentre scendono le prime ombre della sera sulle vie della Marina, e mi soffermo nello spazio antistante la chiesa del Santo Sepolcro, ecco subito rivivere la vecchia nomea che voleva che in questo spazio, destinato a cimitero per i poveri del quartiere, venissero sepolti anche i tanti indigenti del vicino Spedale di Sant\u2019Antonio o Fatebenefratelli. E ancora si sussurra che\u00a0gli ammalati ritenuti ormai incurabili\u00a0venissero\u00a0prematuramente mandati a raggiungere la \u201cgrazia divina\u201d somministrando loro, nottetempo, una bevanda pi\u00f9 o meno calda, che li confortava avviandoli rapidamente verso \u201cquel\u201d viaggio senza ritorno. Questa triste \u201cdiceria\u201d, vera o presunta, nasce, per\u00f2, da un\u2019altrettanta triste realt\u00e0 urbana. In passato, si sa, non esisteva n\u00e9 l\u2019assistenza sanitaria pubblica n\u00e9 il cimitero pubblico, in quanto sanit\u00e0 e sepoltura non erano riconosciute come diritti umani e civili, uguali per tutti. Era solo la <em>pietas<\/em> o il volontariato delle Confraternite che insieme ai benefattori, davano sollievo alle persone dimenticate da Dio e dall\u2019uomo e provvedevano alla loro sepoltura religiosa. Finalmente raggiungevano la pace e riposavano in questo sagrato antistante la chiesa, dove, secondo tradizione consolidata, in epoca assai remota era stata sparsa della terra proveniente dal Santo Sepolcro di Ges\u00f9, a Gerusalemme, da qui la sua denominazione. La miseria non era un mistero, si viveva, era palpabile in ogni angolo della citt\u00e0 e spesso trovava come alleata la salute sempre pi\u00f9 cagionevole di queste persone infelici. Ma, a Cagliari, in loro soccorso esisteva, fin dai tempi remoti, nei pressi della chiesa, propriamente lungo le scalette del Santo Sepolcro, salendo sulla sinistra (oggi ostello della Giovent\u00f9), un grande convento che i frati di S. Giovanni di Dio avevano adattato a struttura ospedaliera per dare alloggio, conforto e aiuto a tanti infelici: uomini, donne, bambini, in particolare i c. d. <em>mischineddus, <\/em>che venivano abbandonati senza scrupoli nella ruota degli esposti, presente presso i monasteri femminili. Anche le pi\u00f9 che precarie condizioni igieniche contribuivano a dare un duro colpo alla situazione molto difficile, per cui la struttura, che non godeva di contributi pubblici o non erano sufficienti, si reggeva quasi esclusivamente sulla generosit\u00e0 dei benefattori, che, comunque, non erano mai abbastanza per colmare una situazione cos\u00ec grave portata avanti da poco personale sanitario sempre volontario. E allora? E qui subentra il rito de <em>Su Brodu \u2018e Mesonotti<\/em>, una sorta di arcaica eutanasia che poneva fine ai mali del malcapitato e metteva in pareggio, o quasi, le casse dello Spedale. Una eutanasia su cui oggi si discute tanto muovendo la coscienza di ognuno di noi. Tutto vero? Tutto falso? \u00c8 difficile dirlo con esattezza, \u00e8 invece certo che la voce continua a circolare per quanto la struttura non esista pi\u00f9 e dal 1848 abbiamo il nostro Ospedale civile disegnato da Gaetano Cima, specchio di un altro \u201cvivere urbano\u201d. A noi solo il compito di crederci o meno.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"461\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico-1-1024x461.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3280\" data-full-url=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico-1.jpg\" data-link=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?attachment_id=3280\" class=\"wp-image-3280\" srcset=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico-1-1024x461.jpg 1024w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico-1-300x135.jpg 300w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico-1-768x346.jpg 768w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico-1-1536x692.jpg 1536w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico-1.jpg 1902w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma noi <em>casteddaius<\/em> abbiamo dimostrato pi\u00f9 volte di avere una fervida fantasia che spesso, unendosi al semiserio, d\u00e0 luogo a dicerie da sempre difficili da sradicare. E se mi sposto in Villanova storica e parlo con qualche anziano originario del quartiere, ecco una nuova \u201cchiacchiera\u201d sulla piazzetta che si apre alla fine della via S.Domenico, antistante la via XXIV Maggio, comunemente nota come \u201cPiazzetta S.Domenico\u201d ma dedicata all\u2019ex sindaco e Rettore dell\u2019Universit\u00e0 Gaetano Orr\u00f9. Questo slargo, inoltre, viene ancora caparbiamente denominato <em>Su pardixeddu de Santu Menigu<\/em>, per una diceria tarda a tramontare che vuole che lo spazio fosse in altri tempi un cimitero rionale, dove, ancora oggi, gli spiritelli si riuniscono per tenersi aggiornati sulle nostre novit\u00e0. Se fosse cos\u00ec forse gioirebbero nell\u2019 ammirare uno slargo piccolo, intimo, rallegrato da un ombroso verde piacevole contro il sole estivo, comode panchine che regalano una pausa sempre gradita, una bella fontanella che sa rinfrescarmi quando serve e niente mi sembra migliore dell\u2019acqua, mentre s\u2019innalza superba una colonna giurisdizionale che evoca epoche tramontate. Uno spazio ricco di fascino antico, rallegrato non da fantasmi, ma da tanti giovani che guardano fiduciosi alla vita e dove mi piace sostare e godere pienamente di quella serenit\u00e0 che questo angolino urbano mi sa ancora regalare. Di fantasmi, spiritelli, anime vaganti in cerca di pace, niente di tutto questo\u2026almeno credo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma mi fermo. Resto del parere che anche questi \u201cchiacchiericci\u201d, scaturiti o meno dalla fantasia popolare, siano da conservare, una chiave di lettura tutta particolare della <em>Cagliari che fu<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"799\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3281\" srcset=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico.jpg 600w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/croce-sandomenico-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cagliari del passato \u00e8 impregnata di tante dicerie, pettegolezzi o, se vogliamo, semplici maldicenze che, correndo tra i vicoli e is arrugas strintas, specie dei quartieri storici, e, saltellando di bocca in bocca, hanno finito per assumere quasi il carattere di autenticit\u00e0. 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