{"id":2872,"date":"2021-03-15T17:17:07","date_gmt":"2021-03-15T16:17:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?p=2872"},"modified":"2021-03-15T17:25:07","modified_gmt":"2021-03-15T16:25:07","slug":"il-cibo-croce-e-delizia-intervista-al-dottor-mian_di-maggie-s-lorelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/il-cibo-croce-e-delizia-intervista-al-dottor-mian_di-maggie-s-lorelli\/","title":{"rendered":"Il cibo, croce e delizia; intervista al dottor Mian_di Maggie S. Lorelli"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">L&#8217;alimentazione \u00e8 essenziale per la nostra stessa esistenza, e la sua condivisione riveste significati simbolici e relazionali per l\u2019individuo e il gruppo sociale a cui appartiene che trascendono il semplice valore nutrizionale. Stando alle societ\u00e0 pi\u00f9 agiate, \u00e8 un elemento che serve a valorizzare la convivialit\u00e0, \u00e8 espressione dell&#8217;identit\u00e0 della comunit\u00e0, serve per trasferire conoscenza in quanto deposito di ricchezza culturale, ha un valore nel rapporto fra le generazioni come elemento di ri-costruzione di un tessuto sociale e, legato a piacevoli rituali, pu\u00f2 essere un mezzo per recuperare la centralit\u00e0 delle persone e delle loro emozioni. Il cibo per\u00f2 pu\u00f2 essere anche un temibile nemico personale. E&#8217; su questo aspetto che ci concentriamo oggi, in occasione della&nbsp;<strong>Giornata per la Sensibilizzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nella nostra civilt\u00e0 occidentale opulenta, basata sul consumismo e sull&#8217;esteriorit\u00e0, qual \u00e8 la valenza culturale del cibo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cibo, da nutrimento \u00e8 diventato comunicatore, anche di status se vogliamo. Negli ultimi dieci anni, si parla moltissimo di cucina nei media tradizionali e in quelli digital. Le nuove \u201crockstar\u201d sono coloro che un tempo rimanevano relegati in cucina e ora (giustamente) diventano comunicatori, influencer e riconosciuti come artisti del gusto. Inoltre, nella societ\u00e0 dei consumi, non ci rendiamo conto di quanto il neuromarketing sia importante ad esempio nei supermercati, luoghi deputati all\u2019acquisto di massa di alimenti, dove i colori servono ad attirare l\u2019attenzione e il posizionamento alle diverse altezze dei prodotti \u00e8 gestito in base al cliente \u201ctarget\u201d. L\u2019argomento \u00e8 talmente vasto che non basterebbe lo spazio per parlarne nel dettaglio per ogni valore che il cibo \u00e8 in grado di trasmetterci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Riguardo ai disturbi alimentari, come si fa a distinguere tra comportamenti scorretti, dovuti magari a uno stile di vita frenetico e disordinato, e comportamenti patologici?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcagliaritano.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/DAC-3.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 DAC-3.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I comportamenti diventano patologici quando sono in grado di compromettere seriamente l\u2019equilibrio psicofisico della persona. In sostanza, quando pensiamo costantemente al cibo e questo \u00e8 in grado di modificare il nostro tono dell\u2019umore, le nostre decisioni e di fornire il valore di noi stessi in base a quanto siamo in grado di controllarlo, ecco che ci troviamo di fronte ad un parametro importante. Quando cerchiamo in tutti i modi di controllare i nostri reali bisogni legati all\u2019alimentazione nell\u2019intento di controllare il corpo, pensando che tutto questo cambier\u00e0 anche altri versanti delle nostre vite e investiamo troppo sul corpo (si parla di \u201ciperinvestimento\u201d) dimenticandoci di riposare se ci siamo allenati troppo o troppo a lungo. Oppure quando mettiamo in discussione le nostre relazioni perch\u00e9, a causa di queste ossessioni e comportamenti ci auto-isoliamo, siamo di fronte ad un altro parametro. O ancora, e soprattutto, se pensiamo che siamo sempre troppo grassi, anche quando tutto e tutti intorno a noi ci indicano il contrario e restringiamo fortemente l\u2019alimentazione o ne perdiamo il controllo, vediamo un altro parametro legato alla errata percezione del corpo. Infine, ma non ultimo, quando siamo vittime della fame nervosa, di abbuffate compulsive legate ad un ciclo di digiuno e abbuffata e conseguente senso di colpa o peggio, affoghiamo le emozioni difficili nel cibo per distrarci o per avere un temporaneo lenitivo da questa sofferenza, beh siamo di fronte ad un problema con l\u2019alimentazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lei \u00e8 dottore in Neuroscienze e Scienze cognitive su &#8220;Attenzione Spaziale e Immagine Corporea nei Disturbi del Comportamento Alimentare&#8221;. Ci spiega cos&#8217;\u00e8 il Dimorfismo Corporeo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019immagine corporea \u00e8 l\u2019immagine mentale del nostro corpo, ed \u00e8 legata a una scoperta dei miei studi mediante uno strumento di videosimulazione digitale (il Body Image Revealer, che ho presentato anche a SuperQuark), che risponde principalmente a quattro domande: come penso di apparire, come vorrei apparire, come penso che gli altri mi vedano e come \u201csento\u201d il mio corpo. Se queste quattro dimensioni sono molto simili, non ci troveremo di fronte ad una insoddisfazione corporea, che \u00e8 una delle componenti essenziali di innesco dei disturbi alimentari. Se invece vi \u00e8 una discrepanza fra una o pi\u00f9 di queste dimensioni, possono esserci i presupposti&nbsp;per una forte sofferenza e iperinvestimento verso il corpo.&nbsp;Il disturbo di dismorfismo corporeo si caratterizza per la presenza di una preoccupazione eccessiva nei confronti di un difetto fisico inesistente o considerato trascurabile dalla maggior parte delle persone. Chi ne soffre tende a pensare ripetutamente all&#8217;imperfezione reale o immaginata nell&#8217;arco della giornata, a individuare e attuare sistemi per eliminarla o a nasconderla agli altri. Il passo verso un DOC, cio\u00e8 un disturbo ossessivo compulsivo \u00e8 breve.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcagliaritano.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/DONNA-ALLO-SPECCHIO.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 DONNA-ALLO-SPECCHIO.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dove \u00e8 da ricercarsi l\u2019origine dell\u2019anoressia e della bulimia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti i disturbi alimentari hanno a che vedere con problematiche multifattoriali ed esistono tre tipi di fattori: scatenanti, predisponenti e di mantenimento. C\u2019\u00e8 innanzitutto una componente di familiarit\u00e0 o ambientalit\u00e0 (dove si cresce, come si cresce, se si nasce in una famiglia in cui \u2018il corpo\u2019 \u00e8 molto importante, se in casa si \u00e8 sviliti a causa di alcuni \u2018difetti\u2019 estetici o al contrario si \u00e8 importanti solo perch\u00e9 di bell\u2019aspetto, l\u2019ipercriticismo genitoriale percepito ecc.), che secondo gli studi sarebbe la componente scatenante nel 45-50% dei casi, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti. Ma vi sono anche componenti predisponenti\/facilitanti (essere sottoposti a eventi stressanti, caratteristiche di personalit\u00e0 e di pensiero, soffrire di depressione, ecc.) che possono incidere maggiormente, ma non esclusivamente, in casi di persone adulte che non vivono pi\u00f9 a stretto contatto con i parenti da molto tempo. Come detto, ci sono caratteristiche di personalit\u00e0, con una base anche genetica, che possono spingere e predisporre una persona ad avvicinarsi pi\u00f9 facilmente ai DCA, a gestire tutta una serie di problematiche psicologiche sul cibo e non in altri ambiti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcagliaritano.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/DAC-2.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 DAC-2.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che ruolo giocano i mass media e i canoni di bellezza che vengono proposti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I canoni di bellezza occidentali ovviamente concorrono a rendere l\u2019estetica di una persona con un peso patologicamente magro accettata e apprezzabile, quindi, in qualche modo, \u00e8 come se ci fosse una \u2018dispercezione\u2019 corporea di massa. Ricordiamo che le donne occidentali hanno ci\u00f2 che noi addetti ai lavori chiamiamo \u201c<em>normative discontent<\/em>\u201d, cio\u00e8, un\u2019insoddisfazione comune, che ha come conseguenza il fatto che il 90% delle donne non si piaccia, e alla domanda \u201ccosa desidereresti cambiare\u201d risponderebbero che vorrebbero perdere almeno un paio di chili, indipendentemente dal peso di partenza. Pertanto, il fattore culturale, quindi un modello sociale che idolatra la magrezza e stigmatizza il sovrappeso e l\u2019obesit\u00e0, \u00e8 un fattore da tenere debitamente in considerazione. Infatti, in terapia, ci\u00f2 su cui si cerca di lavorare di pi\u00f9 non \u00e8 lo sviluppo di una forma di indifferenza nei confronti dei canoni di bellezza; bens\u00ec un ammorbidimento del pensiero rigido ed ossessivo del paziente e magari anche delle aspettative della famiglia che ne \u00e8 alle spalle.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcagliaritano.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/DAC-5.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 DAC-5.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quali sono le dinamiche familiari che possono innescare i disturbi alimentari?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va da s\u00e9 che le famiglie nelle quali non c\u2019\u00e8 molta comunicazione possano essere proprio quelle in cui questi disturbi trovano terreno fertile, perch\u00e9 ricordiamoci che dove c\u2019\u00e8 mancanza di comunicazione verbale c\u2019\u00e8 anche mancanza di comunicazione emotiva, e dove c\u2019\u00e8 mancanza di comunicazione emotiva ci sono elevate probabilit\u00e0 che per mettere le emozioni \u201csotto la sabbia\u201d si sposti l\u2019interesse sul cibo in modo ossessivo. S\u2019immagina quindi che i nuclei famigliari in cui si manifestano queste malattie non abbiano di per s\u00e9 delle dinamiche semplici e che ogni caso meriti una valutazione e cura che vada in parallelo rispetto alla persona che soffre di DCA.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quando una persona si ammala, come \u00e8 bene gestire la situazione in famiglia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima cosa \u00e8 non essere inquisitori: nel momento in cui un genitore si accorge che la propria figlia o il proprio figlio sta iniziando a soffrire di un disturbo del comportamento alimentare, dovrebbe cercare di non aggredire, ma piuttosto di avvicinarsi delicatamente e tentare di instaurare un dialogo. Basterebbe un \u201cCome stai?\u201d al posto di un \u201cCosa stai facendo?\u201d per&nbsp;&nbsp;spostare l\u2019attenzione sul risvolto emotivo, purch\u00e9 lo chieda con l&#8217;intento di voler ascoltare ed accogliere la risposta. Inoltre, mai fare battaglie davanti a un piatto, perch\u00e9 non servir\u00e0 a nulla: non sar\u00e0 un boccone di pasta in pi\u00f9 a portare un reale cambiamento o alla risoluzione del problema; al contrario, far\u00e0 sentire la persona in dovere di nascondere il suo stato d\u2019animo e chiudersi ancora di pi\u00f9 in se stessa. E poi, \u00e8 fondamentale aprire un canale comunicativo che sia diretto e non \u2018triangolato\u2019: nelle famiglie di molti miei pazienti noto la possibilit\u00e0 di parlare con il pap\u00e0 o con la mamma tramite l\u2019intervento dell\u2019altro genitore o del fratello\/sorella, ma non direttamente. Tutti i membri della famiglia dovrebbero essere coinvolti, senza mettere in campo i sensi di colpa e cercando di essere uniti per aiutare la persona colpita dalla malattia, perch\u00e9 in realt\u00e0 il disturbo va a toccare tutto il nucleo famigliare. Ai fini di migliorare quest\u2019aspetto, si potrebbe valutare l\u2019intervento (sempre se il disturbo \u00e8 di tipo clinico) di un centro specializzato o di un esperto per valutare quali siano le componenti della comunicazione famigliare che possono aver concorso a scatenare il disagio del o della giovane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lei utilizza molto le nuove tecnologie, e questo l&#8217;ha portata a sperimentare strade innovative e nuove dimensioni nella terapia dei disturbi legati all&#8217;alimentazione. Qual \u00e8 esattamente il suo approccio terapeutico?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre al metodo MindFoodNess specifico per questo tipo di disturbi di cui parlo nel mio libro omonimo, ho creato la Smart Therapy che, specialmente in questo periodo di DAD e Smart Working permette a distanza di avere maggiori risultati rispetto alle terapie cosiddette \u201cclassiche\u201d di persona, dato che \u00e8 un mix di tutto ci\u00f2 che funziona, e soprattutto mette a disposizione del paziente molti strumenti dopo ogni singola seduta, aumentandone l\u2019efficacia. Per capire meglio, rimando al link \u00e8&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.smart-therapy.online\/\">www.smart-therapy.online<\/a>, dove spiego meglio di cosa si tratti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lei ha parafrasato, nel titolo del suo libro, la Mindfulness, termine inglese che significa consapevolezza al qui e ora in modo non giudicante, secondo la definizione classica di Jon Kabat-Zinn. Come si pu\u00f2 applicare la Mindfulness al cibo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cPer&nbsp;MindFoodNess(da \u201cmind\u201d cio\u00e8 mente, \u201cfood\u201d cibo e \u201cness\u201d l\u2019essere in un certo modo e le abilit\u00e0 emotive)&nbsp;si intende una nuova pratica che aiuta a gestire meglio cibo, corpo ed emozioni. Si tratta di&nbsp;un percorso strutturato che unisce la mindfulness, ossia l\u2019attenzione consapevole del \u201cqui e ora\u201d, con il mindful eating cio\u00e8 l\u2019alimentazione consapevole, il tutto attraverso&nbsp;l\u2019ACT o Acceptance and Commitment Therapy, una terapia che incoraggia ad accettare le situazioni anzich\u00e9 controllarle o evitarle,&nbsp;e a modificare l\u2019approccio alle emozioni negative.&nbsp;MindFoodNess \u00e8 pensato per essere progressivo, passando dalla fase mind a quella food fino alla ness. Cos\u00ec facendo si impara a dare un ordine e a visualizzare il grande percorso che si ha davanti, fatto per\u00f2 di piccoli passi, per riprendere in mano la propria vita\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;alimentazione \u00e8 essenziale per la nostra stessa esistenza, e la sua condivisione riveste significati simbolici e relazionali per l\u2019individuo e il gruppo sociale a cui appartiene che trascendono il semplice valore nutrizionale. 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