{"id":2768,"date":"2020-12-22T11:26:43","date_gmt":"2020-12-22T10:26:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?p=2768"},"modified":"2020-12-22T11:27:23","modified_gmt":"2020-12-22T10:27:23","slug":"i-riti-del-cibo_di-antonello-angioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/i-riti-del-cibo_di-antonello-angioni\/","title":{"rendered":"I riti del cibo_di Antonello Angioni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Da dove arrivarono gli antichi abitatori della Sardegna? Provenivano dalle coste del Medio Oriente, oppure dalla penisola iberica o, ancora, dall\u2019Africa mediterranea? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Difficile dirlo. Ancora oggi non \u00e8 dato sapere con assoluta certezza come e quando abbia avuto inizio il popolamento della Sardegna. Tuttavia, negli ultimi decenni, le indagini condotte attraverso l\u2019esame del Dna hanno aperto agli studiosi nuove strade ed oggi l\u2019archeologia e l\u2019antropologia dispongono di indicazioni preziose sulle origini dei sardi. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra non molto, proprio con l\u2019ausilio della genetica, potremo essere in grado di sfilare il sottile velo che avvolge la nostra preistoria. Recenti studi attestano che in Sardegna l\u2019espansione demografica si sarebbe verificata &#8211; con molta probabilit\u00e0 &#8211; nel paleolitico, in un periodo compreso all\u2019incirca tra 27 mila e 78 mila anni la, allorch\u00e9 l\u2019Isola costituiva un unico grande blocco con la Corsica. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era in atto la glaciazione wurmiana e il livello del mare &#8211; notevolmente pi\u00f9 basso rispetto all\u2019attuale &#8211; aveva permesso la formazione di una sorta di ponte tra il blocco sardo-corso e le coste della Toscana, circostanza che favor\u00ec flussi migratori di popolazioni \u201ccontinentali\u201d le quali, alla ricerca di un clima relativamente mite, si spingevano verso le aree pi\u00f9 meridionali. Per tale ragione gli studiosi ritengono che la parte di territorio corrispondente all\u2019attuale Corsica venne popolata in una fase successiva (tra 15 mila e 42 mila anni fa) quando si era registrata un\u2019attenuazione della rigidit\u00e0 climatica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"724\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ritiCibointerna.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2770\" srcset=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ritiCibointerna.jpg 800w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ritiCibointerna-300x272.jpg 300w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ritiCibointerna-768x695.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Peraltro in Sardegna la cultura materiale si sviluppa in un\u2019epoca assai successiva, vale a dire circa 8 mila anni fa, nel neolitico antico, con la creazione dei primi insediamenti umani stabili e la produzione di rudimentali utensili di pietra lavorata. E\u2019 proprio all\u2019inizio del VI millennio a.C. che la colonizzazione neolitica, partendo dall\u2019Oriente fertile (la Mesopotamia), investe vaste fasce costiere e le isole del Mediterraneo occidentale gettando per mare i germi della nuova civilt\u00e0 conseguente alla prima grande \u201crivoluzione agricola\u201d ed alle relative innovazioni socio-economiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da allora la Sardegna \u00e8 attraversata da un\u2019interessante sequenza di manifestazioni culturali. Iu cultura di Bonu Ighinu \u00e8 la prima a sv ilupparsi, intorno al 3.900-3.600 a.C., a Mara in provincia di Sassari, attraverso la produzione di ceramiche e macine da mulino. Quindi, fra il 3.000 e il 2.500 a.C., si afferma &#8211; inizialmente nei pressi di Ozieri e dunque sempre nel Nord della Sardegna &#8211; la cultura di San Michele. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due grandi opere contraddistinguono questo periodo: la ziqqurat di Monte d\u2019Accoddi, a pochi chilometri da Sassari, e la necropoli di Pranu Mutteddu, nei pressi di Goni, sull\u2019 altipiano del Gerrei. Coeva alla cultura di San Michele \u00e9 la cultura di Arzachena: a Li Muri, una localit\u00e0 a pochi chilometri dalla Costa Smeralda, sorge il pi\u00f9 imponente complesso di tombe a circolo della Gallura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine del III millennio a.C., nei pressi di Cagliari, fa la comparsa la cultura di Monte Claro (detta anche de! vaso campaniforme) e, nei pressi di Osilo, la coeva cultura di Abealzu Filigiosa. Intorno al 1.800 a.C., mentre si afferma la cultura di Bonnanaro, ha inizio la civilt\u00e0 nuragica che rappresenta la manifestazione pi\u00f9 originale e compiuta della preistoria salda. Tale civilt\u00e0, che trover\u00e0 espressione attraverso quindici secoli, ha lasciato i nuraghi: i maestosi monumenti di pietra che ancora oggi contraddistinguono le grandi solitudini della Sardegna. La Sardegna \u00e8 una terra dove tutto richiama il passato. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un sottile filo lega la cultura prenuragica e nuragica a quella fenicio-punica, romana e cristiana. Il fatto di essere un\u2019isola, infatti, se da un lato ha comportato molti svantaggi, al tempo stesso, ha determinato la ripetizione &#8211; nel corso del tempo &#8211; dei modelli comportamentali e culturali e quindi ha favorito il mantenimento di un\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 spiccata, immediatamente avvertibile da parte di chi entra a contatto con questa terra. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il popolo sardo, per l\u2019isolamento geografico, da sempre \u00e8 stato costretto alla riproposizione della propria cultura sulla quale hanno operato, secondo una dialettica fatta talvolta di aspri conflitti e pi\u00f9 spesso di graduali integrazioni, le influenze esterne derivate dalle varie dominazioni. Tuttavia l\u2019assorbimento non \u00e9 mai stato acritico e passivo. I sardi hanno sempre rielaborato i modelli esterni che hanno adattato al loro linguaggio ed alla loro cultura primordiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo carattere dei sardi &#8211; aperto ma, al tempo stesso, \u201cconservativo\u201d e \u201cresistenziale\u201d &#8211; la cristianizzazione dell\u2019Isola non fu n\u00e9 semplice e n\u00e9 rapida: circostanza che favor\u00ec il permanere, frammisti alla religione che si andava imponendo, di elementi pagani taluni dei quali riscontrabili ancora oggi. In certe preghiere rivolte al Cristo non mancano invocazioni al sole e alla luna. Sa perda de s\u2019ogu, usata contro il malocchio, ad esempio, diventa l\u2019occhio di Santa Lucia. Per sconfiggere le antiche idolatrie il clero, pi\u00f9 di una volta, ha dovuto assorbirle cercando di darle un significato cristiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del mito di Adone &#8211; la divinit\u00e0 che moriva e risorgeva ogni anno simboleggiando la natura fiorente spenta dall\u2019inverno e ridestintesi nella primavera, e dunque il perenne alternarsi della stagioni &#8211; ancora permane in tutta la Sardegna una fievole eco nell\u2019usanza di deporre i vasetti contenenti i pallidi steli de \u201csu nenniri\u201d, germogliati nell\u2019oscurit\u00e0, intorno al sepolcro del Cristo durante la Settimana Santa: cos\u00ec come facevano gli antichi fenici offrendo i germogli del grano a quel loro giovane dio. Reminiscenze bizantine (derivanti dalla chiesa greca) sono tuttora presenti nel rito della benedizione delle case in occasione della Pasqua da parte del prete (il mangiamo). Di questo rituale si tramanda una misteriosa filastrocca che dice: \u201cMangiamo, Kiliss\u00f2, Kifan\u00e9; un\u2019anguli a su piccioccu, tre arrialis a sa craccida\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In fondo, a pensarci bene, anche la Pasqua si ricollega in qualche modo ad una tradizione precedente al cristianesimo. Infatti, come tutti sanno, a differenza del Natale, \u00e9 una festa \u201cmobile\u201d. Pi\u00f9 precisamente viene celebrata nella prima domenica successiva al plenilunio dell\u2019equinozio primaverile. Per tale ragione cade nel periodo compreso tra il 22 marzo e il 25 aprile. La Pasqua si ricollega dunque al calendario lunare biblico: cos\u00ec venne stabilito nel Concilio di Nicea del 325. Dalla data in cui cade la Pasqua dipendono tutte le altre feste mobili dell\u2019anno liturgico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 in generale &#8211; anche in Sardegna &#8211; simbologie, ritualit\u00e0 e credenze cristiane si fondono con elementi culturali e materiali del substrato pagano e magico. Spesso rosari, amuleti, reliqua- ri, ex voto e talismani convivono e si confondono facendo emergere significativi elementi di continuit\u00e0. Qui la gente ha una religiosit\u00e0 antica, carica di echi e suggestioni, una spiritualit\u00e0 cristiano-pagana che affonda le radici nelle diverse doinina\/ioni: Fenici, romani, vandali, bizantini, spagnoli. Ogni popolo che \u00e9 sbarcato in questa terra ha portato non solo le armi e i desideri di egemonia ma anche la sua religione e le sue credenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti dei luoghi in cui le popolazioni primitive si recavano ad adorare gli idoli di pietra hanno mantenuto nel corso del tempo la loro destinazione sacra. I a chiesa di San Giovanni del Sinis, ad esempio, \u00e8 stata costruita sui resti di un luogo di culto romano che si sovrappose ad un precedente tempio punico il quale, a sua volta, era stato innalzato sui ruderi di un tempio pi\u00f9 antico legato al culto delle acque.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora, sotto il tempio romano di Antas dedicato al Sardus Pater, la maggiore divinit\u00e0 della Sardegna antica, riaffiorano i resti di un precedente edificio cartaginese che numerose iscrizioni puniche indicano dedicato al dio Sid. E tutto intorno si trovano importanti vestigia della civilt\u00e0 nmagica. Iti cultura indigena che precede e poi affianca quelle dei primi dominatori. Evidentemente in questo luogo ci fu una continuit\u00e0 del culto pur nel mutare dei protagonisti. Nel corso dei secoli dunque le divinit\u00e0 cambiano ma il carattere sacro del luogo resta e con esso permane il sentimento religioso del popolo ed il valore che si collega allo spazio fisico in cui il culto si esprime nelle Forme esteriori. Nelle citt\u00e0 la stratificazione storica \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attuale abitato di Sant\u2019Antioco, ad esempio, presenta una struttura urbanistica piuttosto complessa, retaggio dei vari insediamenti succedutisi, senza soluzione di continuit\u00e0, nel corso del tempo. La moderna cittadina occupa gran parte del sito dell\u2019antica colonia fenicio-punica di Sulci di cui pertanto non sono visibili emergenze monumentali di particolare rilievo. La basilica di Sant\u2019Antioco martire, consacrata dai monaci vittorini nel 1102, costituisce la riedificazione di una chiesa pi\u00f9 antica di epoca bizantina, risalente al VI secolo, realizzata in Forme architettoniche assai simili al San Saturno di Cagliari. Ma nella stessa area, in precedenza, erano state ricavate le catacombe paleocristiane, parzialmente sovrapposte ad una preesistente necropoli punica. Ed ora la basilica presenta una facciata tardo barocca, del Settecento, forse disegnata dall\u2019ingegnere militare Saverio Belgrano di Famolasco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Dea Madre, divinit\u00e0 comune a tutte le popolazioni neolitiche del Mediterraneo, era considerata il simbolo della fertilit\u00e0 e della rigenerazione della vita ed esprimeva la spiritualit\u00e0 di un popolo ancorato ad una struttura sociale di tipo matriarcale. Venne scolpita almeno quattromila anni fa, con un\u2019essenzialit\u00e0 plastica davvero impressionante, proprio per simboleggiare la natura feconda e rigeneratrice. Ad essa si ricollega &#8211; con molta probabilit\u00e0 &#8211; anche la figura di Orgia, divinit\u00e0 fecondatrice adorata nelle primitive societ\u00e0 sarde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">la radice \u201corg\u201d &#8211; che significa acqua &#8211; la ritroviamo in numerosi toponimi della Sardegna: Orgosolo (che venne edificata in un terreno acquitrinoso), Sorgono (che, non a caso, presenta un territorio ricco di sorgenti), ecc. Secondo i filologi il termine \u00f2rgia si ricollega al s\u00e0nscrito \u00f9rg\u2019\u00e0s che, tra i vari significati, ha quello di \u201csucco\u201d e quindi di liquido. L\u2019India antica \u00e9 dunque un mondo meno lontano rispetto a quanto si possa pensare: la radice culturale \u00e9 la stessa. Quando si parla di popoli \u201cindoeuropei\u201d si Fa riferimento proprio a questa comunanza di origini. Fatto sta che i caratteri culturali del s\u00e0nscrito vennero in parte assorbiti dalla lingua greca per giungere poi sino a noi attraverso la civilt\u00e0 latina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le orgie erano cerimonie a carattere religioso che si compivano in uno stato di esaltazione e convulsione. Presso le popolazioni elleniche il termine indicava certi sacrifici notturni &#8211; che si celebravano in onore di Bacco &#8211; ai quali erano ammessi i soli iniziati e dove, sotto l&#8217;influsso del vino, si commettevano cose indicibili. Chiss\u00e0 se analoghe cerimonie si svolgevano anche nell\u2019antica Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle societ\u00e0 tradizionali, attraverso il banchetto, soprattutto se notturno, si univano cibo ed eros, si coniugava il bisogno primario del cibo al bisogno, altrettanto primario e potente, dell\u2019attrazione sessuale. La cultura sarda, all\u2019origine, esprimeva anche una colleganza profonda con i flussi della vita, con le pulsioni primarie dell\u2019uomo sano nella sua pienezza di persona, con tempi ancora capaci di gustare eros e cibo immersi nel grande respiro della natura. In epoca punica, nell\u2019Isola la dea pi\u00f9 venerata e temuta era Tanit simboleggiava l\u2019amore e la morte ed esigeva dai suoi fedeli anche sacrifici umani. Nello stesso periodo doveva essere diffuso anche il culto del dio Bes, di sicura origine egiziana, penetrato tra i fenici in conseguenza della lunga dominazione esercitata dai faraoni nella terra di Canaan. Stame di questa divinit\u00e0 vennero trovate a Karalis, Maracalagonis, Bitia e Fordongianus. Inoltre erano praticati i culti di Baal, Melqart, Sid, Ashtart. Iside (di origine egizia con Bes), Demetra (di origine greca) e di altre divinit\u00e0. Questi culti, sotto il dominio di Roma, non scompaiono ma subiscono processi di graduale adattamento che confermano la continuit\u00e0 delle pratiche religiose e delle credenze tra le popolazioni sarde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stessa continuit\u00e0 \u00e8 dato reperire nella vasta produzione artigianale: quei medesimi motivi ornamentali geometrici presenti nelle ceramiche che vanno dal VI millennio a.C. fino alla colonizzazione romana li ritroviamo ancora oggi non solo nei vasi di Assemini e di Oristano ma anche nei tappeti di Mogoro, di Uras, di Nule, di Isili e di tanti altri centri dell\u2019Isola. E ancora li ritroviamo negli arazzi e nelle cassapanche lavorate a Desulo, Tonara e Aritzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019artigianato sardo, nelle sue espressioni autentiche, riflette l\u2019indole delle popolazioni, l\u2019ambiente naturale e le vicende storico-culturali che si sono svolte in questa terra di antica civilt\u00e0. I sardi, pur accogliendo i nuovi impulsi, sono conservatori. Per tale ragione le produzioni artigianali si sono evolute rimanendo sostanzialmente fedeli alla tradizione e ancora oggi rivelano una straordinaria ricchezza di fantasia che si esprime in manufatti di rara bellezza e originalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I a continuit\u00e0 ha determinato, nel corso ilei secoli, il formarsi di una forte identit\u00e0 culturale, dai connotati etno-storici, che si coniuga con un territorio in cui la qualit\u00e0 ambientale si mantiene assai elevata nonostante interventi urbanistici inadeguati. Spesso, soprattutto nelle zone interne, le attivit\u00e0 umane fanno parte esse stesse del paesaggio, insieme di elementi naturalistici e antropici che differenzia la Sardegna da ogni altra terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la diversit\u00e0 della Sardegna la si avverte immediatamente anche nella straordinaria ricchezza del canto, dei suoni e dei balli popolari. Appartiene al folklore musicale sardo uno dei pi\u00f9 antichi strumenti del Mediterraneo, le launeddas, il cui suono misterioso esprime l\u2019anima di questa terra e delle sue genti. la diffusione di tale strumento fin da epoca anteriore alla colonizzazione punica \u00e8 documentata attraverso il bronzetto del suonatore, rinvenuto in agro di Ittiri, attualmente custodito nel Museo archeologico nazionale di Cagliari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa terra il canto funebre pi\u00f9 diffuso \u00e8 detto att\u00ectidu (dal latino attitiare che significa attizzare, rinfocolare): nome che deriva senza ombra di dubbio dalla sua primitiva funzione che era quella di incitare alla vendetta per un morto ammazzato. In seguito s\u2019attitidu ha subitio un\u2019evoluzione e si \u00e8 stemperato nella forma di lamento del dolore e di canto delle qualit\u00e0 del defunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti dei riti e dei canti religiosi tuttora presenti nell\u2019Isola risalgono alla dominazione iberica. Durante i quattro secoli in cui la Sardegna fu prima catalana e poi spagnola, il popolo sardo assimil\u00f2 gradualmente non solo le istituzioni, le leggi, la lingua, la cultura e le tradizioni, ma anche il costume e il modo di pensare. Ma l\u2019assimilazione, come detto, non fu acritica e passiva. E proprio in tale periodo, attraverso un graduale processo, matur\u00f2 la consapevolezza dei sardi di essere un popolo \u201cdistinto&#8221; dai suoi dominatori: consapevolezza che costituisce la base fondamentale per l\u2019affermazione della propria identit\u00e0 etno-storica e dei valori della moderna autonomia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da dove arrivarono gli antichi abitatori della Sardegna? Provenivano dalle coste del Medio Oriente, oppure dalla penisola iberica o, ancora, dall\u2019Africa mediterranea? Difficile dirlo. Ancora oggi non \u00e8 dato sapere con assoluta certezza come e quando abbia avuto inizio il popolamento della Sardegna. Tuttavia, negli ultimi decenni, le indagini condotte attraverso l\u2019esame del Dna hanno &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2769,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-2768","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-dentro-lisola"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2768","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2768"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2768\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2771,"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2768\/revisions\/2771"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2769"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}