{"id":2528,"date":"2020-08-25T09:21:21","date_gmt":"2020-08-25T07:21:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?p=2528"},"modified":"2020-08-25T10:17:09","modified_gmt":"2020-08-25T08:17:09","slug":"2528-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/2528-2\/","title":{"rendered":"Visita ai gioielli di Sardegna: tour sul Neolitico_di Tarcisio Agus"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il periodo che affrontiamo oggi, chiude la fase pre nuragica, durata circa 3600 anni, con una importante crescita culturale e sociale che ha visto sempre pi\u00f9 l&#8217;isola di Sardegna centrale nel mediterraneo. Quest&#8217;ultimo periodo che \u00e8 durato circa mille anni, si \u00e8 sviluppato tra il 3240 e il 2320 a.C., risultando il pi\u00f9 significativo del Neolitico in Sardegna, in quanto la sua cultura la ritroviamo distribuita sull&#8217;intera isola. Le comunit\u00e0 neolitiche in quest&#8217;ultimo periodo si arricchiscono di nuove e&nbsp; diffuse strutture di natura sepolcrale e spirituale, in particolare si rivelano l&#8217;espandersi delle <em>Domus<\/em> <em>de Janas<\/em>, sepolture in grotticelle artificiali, ma anche nuove deposizioni con i <em>Circoli funerari<\/em> e i <em>Dolmen<\/em>, tomba megalitica a camera singola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest&#8217;ultima forma sepolcrale ci rimanda\u00a0 all&#8217;inizio del megalitismo sardo, dato da costruzioni con l&#8217;utilizzo di grossi massi, la pi\u00f9 famosa rappresentazione megalitica europea \u00e8 senza dubbio Stonehenge in Gran Bretagna, contemporanea con le\u00a0 nostre prime rappresentazioni megalitiche, in quanto databile tra il 3100 ed il 1600 a.C. Ai <em>dolmen, <\/em>in Sardegna, si affiancano anche i primi <em>Menhir<\/em>, grossi massi infissi nel terreno, da noi chiamati per questo<em> Perdas fittas,<\/em> pietre fitte,\u00a0 considerati dei veri e propri simulacri dedicati ai morti o alle divinit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 ancora univocit\u00e0 di rappresentazione, tanto che, in questo ultimo periodo, i <em>menhir<\/em>, in particolare quelli in forma allineata, vedi Goni e Sorgono, si ipotizza abbiano svolto un ruolo di osservatori astronomici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;aspetto culturale e unificante del territorio della Sardegna \u00e8 dato in particolare dai manufatti recuperati nella grotta di San Michele presso il comune di Ozieri. Per questa ragione i ritrovamenti&nbsp; vengono detti appartenenti alla <em>Cultura di Ozieri <\/em>o <em>San Michele di Ozieri<\/em>. Questo evento rimane tra i momenti pi\u00f9 salienti del progresso raggiunto dall&#8217;uomo sardo nel Neolitico.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/4-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2535\" width=\"376\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/4-1.jpg 485w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/4-1-280x300.jpg 280w\" sizes=\"auto, (max-width: 376px) 100vw, 376px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due campagne di scavo effettuate nel 1914 e quella del 1949, della grotta di <em>San Michele<\/em>, hanno reso importanti testimonianze ed in particolare una produzione fittile unica nel suo genere, che dimostra la rapida evoluzione sociale e culturale raggiunta dalle popolazione ormai distribuite su l&#8217;intero territorio isolano. Fu tanto importante lo sviluppo della <em>Cultura di Ozieri<\/em> che riusc\u00ec a contaminare anche la vicina Corsica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le diverse&nbsp; forme di corredo domestico che si ripetono in questo periodo, anche se pi\u00f9 elaborate, ne troviamo di nuove, come i vasi a cestello e pissidi, decorati a cerchi, a spirali, a festoni, a stella e figure umane. Fra le diverse tipologie e forme, si trova per la prima volta, il vaso a tripode. Quest&#8217;ultimo elemento che generalmente non presenta decorazioni, a differenza degli altri, \u00e8 certamente dovuto al fatto che trattasi di elemento da fuoco, a testimonianza delle aumentate capacit\u00e0 e conoscenze alimentari, nonch\u00e9 del pieno dominio del fuoco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Elemento anche questo che concorre a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni che crescono e si espandono in maniera considerevole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La produzione delle ceramiche, con fini rappresentazioni, alcuni studiosi le accostano a manufatti rinvenuti nelle isole Cicladi e Creta, per cui ipotizzano importanti scambi culturali che in Sardegna si sviluppano in forma autoctona. Le forme dei manufatti fittili e gli strumenti litici rinvenuti, ci riconducono a popolazioni sempre pi\u00f9 dedite all&#8217;agricoltura e pastorizia, con il mantenimento della caccia, anche se affiorano le prime tracce della produzione dei metalli. Il nuovo e pi\u00f9 importante aspetto, di questa nostra esplosione culturale, \u00e8 dato dal rapido formarsi di comunit\u00e0&nbsp; sociali,&nbsp; con la nascita di veri e propri villaggi di tipo capannicolo, con strutture circolari in elevato, costituiti da una base con&nbsp; pietre a secco e la copertura di telai lignei posizionati in forma conica, ricoperti di frasche. Le <em>pinnettas, <\/em>antichecostruzioni pastorali ancora presenti, in particolar modo nel centro Sardegna, potremmo considerarle testimonianze ancestrali a noi pervenute, che costituivano le unit\u00e0 abitative dei nuovi insediamenti umani che andavano nascendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il villaggio <em>Puisteris, <\/em>individuato nel 1950, risulta essere al momento l&#8217;agglomerato pi\u00f9 esteso del neolitico, costituito da oltre 250 capanne, lo si ritrova nel territorio di Mogoro, presso il Monte Arci, sede incontrastata dei vasti depositi di ossidiana, ampiamente utilizzata per la produzione di utensili e punte di freccia, a supporto della nuova economia, nonch\u00e9 commercializzata in molte regioni d&#8217;Italia e del sud della Francia, tanto che la nostra roccia vetrosa di color nero, veniva anche chiamata: l&#8217;<em>Oro nero di Sardegna<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le testimonianze di questo importantissimo periodo di vita in Sardegna, si possono cogliere visitando i principali musei dell&#8217;isola che espongono le splendide ceramiche finemente decorate, alcune delle quali ci hanno reso interessanti rappresentazioni di figure umane stilizzate, in una suggestiva iconografia del ballo in tondo, <em>Su ballu tundu<\/em>, ancora oggi praticato in molte comunit\u00e0 isolane. Il museo <em>Sanna<\/em> a Sassari e quello nazionale di Cagliari, dispongono di importanti testimonianze, non solo fittili, ma anche litiche come gli idoletti femminili che si differenziano da quella <em>Dea Madre <\/em>di <em>Cuccuru is Arrius<\/em>, Cabras, con testa cilindrica, busto e cosce molto accentuate, in forma astante, del Neolitico medio. Sono pi\u00f9 di 130 le statuine della <em>Dea Madre<\/em> rinvenute in Sardegna nella fase pre nuragica, queste ultime del Neolitico Recente, perdono la loro sfericit\u00e0 per una rappresentazione piatta, cos\u00ec detta a T o stile geometrico cruciforme. La pi\u00f9 caratteristica \u00e8 senza dubbio la <em>Signora Bianca<\/em> <em>di Turriga,<\/em> cos\u00ec da alcuni nominata per l&#8217;uso del marmo nella sua realizzazione<em>.<\/em> Pare ritrovata in maniera fortuita da un contadino a Senorb\u00ec, nel 1935, oggi custodita&nbsp; nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Considerata una delle migliori rappresentazioni di tutto il mediterraneo, simboleggia la sacralit\u00e0 femminile che viene accostata alla Terra, in quanto generatrice di vita.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/FI55C11-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2536\" srcset=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/FI55C11-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/FI55C11-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/FI55C11.jpg 975w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul territorio isolano invece troviamo i monumenti pi\u00f9 significativi del nostro periodo ed in particolare le <em>Domus de Janas<\/em>, case delle fate. Abbiamo accennato alle <em>domus de janas<\/em>, con la illustrazione della Roccia dell&#8217;Elefante, presso Castelsardo, ma tantissime altre sono state realizzate sul territorio isolano e senza dubbio quelle pi\u00f9 rappresentative le troviamo a Villaperucciu, nella necropoli di <em>Montessu<\/em> e&nbsp; ad Alghero nella necropoli di <em>Anghelu Ruju<\/em>. La prima collocata nel basso Sulcis \u00e8 considerata la necropoli pi\u00f9 estesa. Costituita da 40 tombe, ognuna dotata di vestibolo, ambiente di ingresso; da camera con nicchie o pi\u00f9 camere, per questo vengono definite pluricellulari. Le pi\u00f9 caratteristiche della necropoli di <em>Montessu<\/em>, sono: <em>Sa creisedda<\/em>, la chiesetta; <em>Sa grutta de is porcus,<\/em> la grotta dei porci; alle quali si aggiungono, la&nbsp; <em>Tomba delle spirali<\/em> e la <em>Tomba delle corna<\/em>, per le rappresentazioni incise o in rilievo, di richiamo simbolico e religioso. Quella invece a nord di <em>Anghelo Ruju<\/em>, \u00e8 costituita da 38 tombe con due tipologie principali di accesso: a pozzetto e a <em>Dromos<\/em>, ossia a cielo aperto. Anche queste sono decorate con rilievi in pareti o pilastri, con protomi e corna taurine. Particolari sono le rappresentazioni delle false porte a simboleggiare il passaggio nell&#8217;aldil\u00e0. Altrettanto interessante sono quelle parti ricoperte di ocra rossa, a rappresentare il sangue dei sacrifici e la rigenerazione dopo la morte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"606\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/necropoli_di_anghelu_ruju_-_alghero_2-1024x606.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2537\" srcset=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/necropoli_di_anghelu_ruju_-_alghero_2-1024x606.jpg 1024w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/necropoli_di_anghelu_ruju_-_alghero_2-300x178.jpg 300w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/necropoli_di_anghelu_ruju_-_alghero_2-768x454.jpg 768w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/necropoli_di_anghelu_ruju_-_alghero_2.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Necropoli di Anghelu Ruju &#8211; Montessu<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La diversit\u00e0 strutturale e decorativa del vasto patrimonio di <em>domus de janas<\/em> merita una visita attenta che ci lascia stupiti sempre, come per esempio, quella&nbsp; dipinta di<em> Mandra Antine<\/em> a Tiesi, o&nbsp;&nbsp; di<em> S&#8217;incantu<\/em> a Putifigari, in provincia di Sassari. Non meno interessanti sono le domus di<em> Mesu &#8216;e Montes<\/em> di Ossi;&nbsp; <em>Su Crocifissu Mannu,<\/em> a Portotorres, con protomi bovine. Simbolismi che ritroviamo associati con falsa porta a <em>Sas Concas,<\/em> a Padria; cos\u00ec pure nell&#8217;ingresso della tomba di <em>Li Algasa,<\/em> di Sedini o con protome e spirali a <em>Pala Larga,<\/em> Bonorva. Non meno suggestiva risulta la domus dipinta con motivo a scacchiera di <em>Pubusattile,<\/em> di Villanova Monteleone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste alcune <em>domus, <\/em>fra le pi\u00f9 importanti realizzate con scavo in roccia, ma altri monumenti sepolcrali vennero eretti a cielo aperto, come i <em>Dolmen<\/em> ed i <em>Circoli Megalitici o funerari<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"566\" height=\"404\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/3-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2538\" srcset=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/3-1.jpg 566w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/3-1-300x214.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 566px) 100vw, 566px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I primi sono maggiormente diffusi nel settentrione dell&#8217;isola e sono costituiti da grosse lastre conficcate nel terreno e ricoperte da altrettanti lastroni. Nel territorio dell&#8217;isola&nbsp; un censimento del 2009 ne contava&nbsp; 215, fra quelli pi\u00f9 significativi e noti \u00e8, senza dubbio, il <em>dolmen<\/em> di Mores (Sassari) <em>Sa Coveccada o S&#8217;accoveccada<\/em>, in campidanese il termine <em>s&#8217;accoveccada<\/em> \u00e8 ancora in uso, si dice per esempio, per una pentola, senza coperchio, messa sotto sopra, <em>Sa pingiada accoveccada<\/em>. Considerato per le sue dimensioni e caratteristiche tra i pi\u00f9 importanti al mondo. Il monumento funebre di pianta rettangolare&nbsp; ha una lunghezza di 5 metri per 2,20 di larghezza, con un altezza pari a 3 metri ed \u00e8 costituito da tre lastroni infissi nel terreno, il quarto sul retro \u00e8 mancante. Il lastrone trachitico di copertura, misura 6 metri per 3, con uno spessore di 0,60, stimato in circa 18 tonnellate di peso. Considerato che ci\u00f2 che oggi vediamo \u00e8 solo parte di un intero, che si stima raggiungesse le 27 tonnellate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel comune di Arzachena, in regione <em>Li Muri<\/em>, troviamo invece i <em>Circoli Megalitici<\/em>. Collocati pressoch\u00e9 nell&#8217;area gallurese, con estensione nella Corsica, queste particolari sepolture, del diametro compreso tra i 5 e gli 8 metri, vengono classificate appartenenti alla <em>Cultura di Arzachena<\/em>, perch\u00e9 qui si trova il maggior numero delle sepolture, costituite da circoli di pietra che ricoprivano l&#8217;unica cella funeraria,&nbsp; per un solo o al massimo due inumati.&nbsp; Questo aspetto fa ritenere a molti studiosi, fossero le sepolture dei capi che guidavano una societ\u00e0 di natura aristocratica ed individualista, divisa in clan, di tipo guerriero e pastorale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questa fattispecie potrebbe appartenere anche il circolo megalitico di Guspini, presso&nbsp; il nuraghe <em>Brunk&#8217;\u00e8 S&#8217;orku<\/em>, cima del monte dell&#8217;orco, in loc. <em>Coddu de Santu Giuanni<\/em>, colle di San Giovanni, detto <em>Su corr<\/em><em>\u00e1zzu de is pill<\/em><em>\u00f4nis<\/em>, il recinto degli uccelli; costituito da pietre infisse nel terreno, in doppia fila a formare una doppia circonferenza concentrica, con un diametro interno di circa 19 metri, mentre quello esterno raggiunge i 21 metri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;altro elemento di natura megalitica che va sviluppandosi sull&#8217;isola, sono, come detto, i <em>Menhir<\/em> o <em>pietre fitte<\/em>, considerate a protezione delle tombe neolitiche ma anche simulacri, specie quelli isolati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il prof. Enrico Atzeni, ha classificato questi monoliti, con rappresentazioni ora maschili, per la forma fallica, ora femminili, con le coppelle o simboli di fecondit\u00e0, in tre categorie: <em>Protoantropomorfi; Antropomorfi e Statue Menhir<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I <em>protoantropomorf<\/em>i, sono generalmente di forma ogivale e faccia piana, modellati a martellina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli a<em>ntropomorf<\/em>i, manifestano i primi tratteggi di&nbsp; un viso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre le <em>Statue &#8211; Menhir, <\/em>sono rappresentate con volto a forma di T, con naso e sopracciglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Merita senz&#8217;altro una visita il complesso archeologico di <em>Pranu Mattedu<\/em> a Goni, una vasta area su di un ampio pianoro con diverse tipologie sepolcrali; <em>domus de janas, all\u00e9e couverte<\/em>, corridoio coperto, una tipologia di sepolcro collettivo e circoli, in associazione con&nbsp; un&#8217;alta concentrazione di <em>Menhir<\/em>&nbsp; allineati. Consigliata una visita anche al sito di <em>Biru &#8216;e Concas,<\/em> sentiero delle teste, con circa 200 <em>perdas fittas,<\/em> nel territorio di Sorgono, provincia di Nuoro e&nbsp; nella<em> valle dei menhir,<\/em> cos\u00ec nominata a Villa Sant&#8217;Antonio, nell&#8217;alta Marmilla, in provincia di Oristano, ove \u00e8 possibile ammirare una interessante concentrazione di <em>menhir<\/em>, fra i quali quello pi\u00f9 alto in Sardegna che raggiunge i 5,75 metri di altezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altrettanto interessante \u00e8 l&#8217;area di Laconi, in provincia di Oristano, che annovera il ritrovamento di oltre 100 menhir del tipo <em>protoantropomorfo<\/em> e <em>antropomorfo<\/em>, ma certamente le pietre fitte pi\u00f9 interessanti sembrano essere le <em>statue-menhir<\/em> o <em>statue-stele <\/em>con rilievi anatomici e tratteggi del viso. Una importantissima rappresentazione la si pu\u00f2 ammirare visitando il <em>Museo della statuaria preistorica<\/em>, ospitato nello storico palazzo Aymerich.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiudiamo questo importantissimo periodo che narra di una Sardegna viva con comunit\u00e0 operose e spiritualmente evolute, parlando brevemente dell&#8217;unico monumento religioso di <em>Monte d&#8217;Accoddi <\/em>a Sassari. Di tradizione orientale, chiamato <em>ziqqurat o ziggurat<\/em>, sono delle piattaforme culturali sovrapposte, diffuse in particolare nella Mesopotamia. Questa nostra opera monumentale, che rimane per il momento ancora l&#8217;unica rinvenuta nell&#8217;isola, vine considerata il santuario pre nuragico pi\u00f9 importante. Il <em>luogo alto<\/em>, cos\u00ec viene anche definito il monumento, perch\u00e9 l&#8217;attenzione del l&#8217;uomo, nel <em>Neolitico Recente,<\/em> non era rivolta solo alla terra, alla <em>Dea Madre<\/em>, scriveva il Prof. Lilliu, ma&nbsp; anche alla <em>Signora del Cielo<\/em>.&nbsp; Aspetto quest&#8217;ultimo della divinit\u00e0 che dimora nel&nbsp; cielo e che il Prof. Lilliu ritrovava nelle raffigurazioni solari, nei motivi stellari della ceramica o in quella simbologia evocante il dualismo sole\/luna. Il <em>luogo alto<\/em> quindi, era lo spazio tra cielo e terra ove poteva avvenire l&#8217;incontro con le divinit\u00e0. Sulla terrazza era edificato un sacello, un edificio a pianta rettangolare, con i muri intonacati di rosso, per questo chiamato anche <em>Tempio rosso<\/em>. Il prof. Ercole Contu accosta&nbsp; il santuario di <em>Monte d&#8217;Accoddi<\/em> all&#8217;altare che Jhw\u00e9, nel libro dell&#8217;Esodo, ordina a Mos\u00e8 di costruire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tremila e seicento anni che meritano d&#8217;essere scoperti e riscoperti costantemente, perch\u00e9 parte pregnante della nostra storia culturale, ricca, come abbiamo visto, di un importante sviluppo delle comunit\u00e0 umane e di interessanti produzioni vascolari e litiche, legate alla vita domestica ed impregnate di profonda spiritualit\u00e0. Testimoniata, quest&#8217;ultima, dai diversi e antichi monumenti a noi pervenuti, non ultimo, il grande altare di <em>Monte d&#8217;Accoddi.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il periodo che affrontiamo oggi, chiude la fase pre nuragica, durata circa 3600 anni, con una importante crescita culturale e sociale che ha visto sempre pi\u00f9 l&#8217;isola di Sardegna centrale nel mediterraneo. 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