{"id":1888,"date":"2020-06-08T09:44:17","date_gmt":"2020-06-08T07:44:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/?p=1888"},"modified":"2020-06-08T10:07:58","modified_gmt":"2020-06-08T08:07:58","slug":"il-mesolitico-in-sardegna_di-tarcisio-agus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/il-mesolitico-in-sardegna_di-tarcisio-agus\/","title":{"rendered":"Vacanze in Sardegna, itinerari: il Mesolitico_di Tarcisio Agus"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Se risultano labili le certezze della presenza umana nel Paleolitico, dobbiamo attendere a maggiori ricerche o a fortuiti ritrovamenti che spesso ci aprono nuovi ed inaspettati orizzonti.                                                                 Cos\u00ec pure non abbiamo certezze in che modo l&#8217;uomo arrivi in Sardegna, vista la lunga evoluzione geologica cui \u00e8 stata protagonista l\u2019Isola fino alla sua migrazione al centro del Mediterraneo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ipotesi pi\u00f9 accreditate farebbero ritenere che l&#8217;uomo arrivi in Sardegna attraverso due vie: la prima per mezzo del corridoio Toscana ed il suo arcipelago, prossimi alla Corsica e alla contigua Sardegna; la seconda, dal continente africano nel momento di sua massima vicinanza con l&#8217;isola. Questi eventi ci riconducono alle importanti regressioni marine avvenute durante i periodi glaciali del Pleistocene, tanto che si stima un abbassamento del livello del mare intorno ai 130 m rispetto a quello attuale, nell&#8217;ultima era glaciale <em>W\u00fcrm<\/em> che ebbe inizio 110.000 mila anni fa per concludersi 12.000 anni fa, fase finale del Paleolitico.                                             Se ancora dobbiamo pazientare per conoscere meglio il Paleolitico, abbiamo maggiori certezze e testimonianze per i periodi successivi, e certamente il Neolitico \u00e8 quello che attesta in maniera compiuta la stabile frequentazione dell&#8217;uomo nell&#8217;isola di Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"275\" height=\"183\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Unknown-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1890\"\/><figcaption><em>Su Corroppu &nbsp;Carbonia &#8211; Sardegnaturismo<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra il Paleolitico pieno di\nincertezze e il Neolitico certo, per la presenza umana e la sua evoluzione, nel\nmezzo troviamo il Mesolitico, considerato periodo transitorio di mezzo tra il\nPaleolitico, et\u00e0 della pietra, e la nuova era che come detto, \u00e8 rappresentata\ndal Neolitico. Periodo compreso tra i 10.000 ed i 6.000 anni a.C., viene\nconsiderato intermedio anche per il comportamento dei nuclei umani presenti\nnell&#8217;isola, che passano da gruppi erranti alla ricerca di cibo, a situazioni di\nprimo insediamento. Sicuramente la vita senza sosta \u00e8 la ragione principale\ndella dispersione delle testimonianze che ancora auspichiamo di ritrovare\nperch\u00e9, come abbiamo visto, i segnali non mancano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 certezze sicuramente le\nritroviamo nel Mesolitico e gi\u00e0 la grotta <em>Corbeddu<\/em> di Oliena ne ha reso\ntestimonianza con i diversi reperti datati intorno al 6.000 anni a.C.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli studiosi articolano il <em>Mesolitico<\/em>\nin due fasi: la prima, viene collegata ancora al <em>Paleolitico Superiore<\/em>,\nin quanto persistono le attivit\u00e0 legate alla caccia ed alla raccolta nel\nperiodo compreso tra il 10.000 e l&#8217;8.000 a.C. che chiamano<em> Epipaleolitico<\/em>;\nla seconda, compresa tra l\u20198.000 e il 6.000 a.C., Mesolitico o<em>\nEpipaleolitico recente<\/em>, si accosta al successivo periodo del Neolitico, in\nquanto si registrano i primi insediamenti stanziali con stretti legami con\nl&#8217;allevamento e l\u2019agricoltura. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla <em>Grotta<\/em> <em>Corbeddu<\/em>, al Mesolitico \u00e8 attribuibile anche la\nscoperta di resti scheletrici di due individui rinvenuti nel riparo sotto\nroccia di <em>Su Carroppu<\/em> di Sirri nel territorio di Carbonia. Per altro,\nquesto ritrovamento, gi\u00e0 oggetto di primi studi da parte del Prof. Enrico\nAtzeni, databile al 9.000 &#8211; 8.000 a.C., grazie alle analisi col Carbonio -14,\nparrebbe confermare quanto abbiamo visto per le tracce dell&#8217;uomo paleolitico in\nSardegna. Le analisi svolte dalle due universit\u00e0 di Ferrara e Firenze,\nattestano infatti che i campioni di <em>Su Carroppu<\/em>, appartengono a gruppi\numani poco rappresentativi tra gli uomini del mesolitico europeo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altre tracce attribuibili al\nMesolitico sono state rinvenute in un altro riparo sotto roccia, anche se di\ndimensioni molto pi\u00f9 ridotte rispetto a <em>Su Carroppu <\/em>di Carbonia, nel\nnord Sardegna, presso Trinit\u00e0 d&#8217;Agultu, in localit\u00e0 Porto Leccio. Oltre ai\nresti di <em>Prolagus,<\/em> sempre presente nei contesti mesolitici, a\ntestimoniare che questo antico roditore fosse uno degli elementi principali\ndell&#8217;alimentazione umana di allora, il sito archeologico ha restituito elementi\ndi industria litica scheggiata, in particolare in selce e quarzo, che gli\nstudiosi accostano ai ritrovamenti mesolitici della Corsica. In particolare,\nsono stati recuperati raschiatoi ed elementi denticolati. La Grotta di <em>Su\nColoru<\/em> a Laerru testimonia invece una lunga presenza umana che comprende\nanche il Mesolitico, tanto che \u00e8 considerata uno dei siti pi\u00f9 rappresentativi\ndal punto di vista della continuit\u00e0 stratigrafica dal Paleolitico sino al\nNeolitico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se&nbsp; <em>Su Carroppu <\/em>\u00e8 stato il primo sito ad aver restituito\nframmenti di testimonianze umane, la scoperta del riparo sotto roccia in\nlocalit\u00e0 <em>Domu de S&#8217;Orku<\/em>, nel litorale di Arbus, \u00e8 andata ben oltre, in\nquanto si tratta dell\u2019unico sito ad oggi, che ha restituito le spoglie di tre\ninumati, di cui uno con lo scheletro quasi completo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il riparo sotto roccia venne\nricavato in una parete di roccia arenaria in localit\u00e0 <em>Su Pistoccu <\/em>(il\nbiscotto); il primo ritrovamento risale al 1985, per opera di alcuni bagnanti e\nsuccessivamente da parte del Gruppo Archeologico Neapolis di Guspini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo intervento di scavo\nscientifico venne effettuato nel 2006 dalla Prof.ssa Melis, dell&#8217;Universit\u00e0\ndegli Studi di Cagliari, dalla\nProf.ssa Mussi dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Roma \u201cSapienza\u201d, dalla Prof.ssa\nFloris dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari, in collaborazione con la\nSoprintendenza Archeologica della Sardegna (Dr. A. Usai).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intervento consent\u00ec il recupero di ulteriori resti umani. I\nprimi, custoditi dal Gruppo Neapolis, sono costituiti da uno scheletro\npressoch\u00e9 completo, cosparso interamente da ocra rossa. Questo primo scheletro,\nbattezzato &#8220;Beniamino&#8221;, di sesso maschile, ha consentito di\nipotizzare un\u2019et\u00e0 biologica intorno ai 40 anni. Gli ulteriori ritrovamenti\nriguardano un altro inumato, sempre di sesso maschile, battezzato\n&#8220;Amsicora&#8221;, e caratterizzato da un corredo funerario costituito da\nuno splendido esemplare di conchiglia del genere <em>Triton<\/em> e quattro schegge di ossidiana. Successivamente, sono emersi\ni resti attribuibili ad un inumato di sesso femminile &#8220;Amanda&#8221; e con\nessa anche le tracce di un focolare, con resti di <em>Prolagus<\/em> e conchiglie del genere <em>Columbella<\/em>. In\nquesto importante sito le datazioni sia dei resti di pasto che delle ossa umane\nal Carbonio -14, effettuate presso l&#8217;Universit\u00e0 di Tucson, Arizona, hanno reso\nuna datazione di circa 8.500 anni fa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"680\" src=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gallery-Big-151-1024x680.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1891\" srcset=\"https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gallery-Big-151-1024x680.jpg 1024w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gallery-Big-151-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gallery-Big-151-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gallery-Big-151-310x205.jpg 310w, https:\/\/www.sardegnatavola.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gallery-Big-151.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><em>Prolagus &#8211; Museo di Carbonia<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli sudi sono ancora in corso e non \u00e8 esclusa un\u2019ulteriore\ncampagna di scavi, per arricchire i dati e un approfondimento sui resti\nvegetali ed animali, ma non solo: la presenza dell&#8217;ocra rossa, farebbe pensare\nallo sfruttamento del giacimento presente sull&#8217;isola di San Pietro, che in quel\nperiodo si presume, fosse raggiungibile via terra per il livello ancora basso\ndel Mediterraneo, che durante la fase glaciale, tra i 31.000 e i 18.000 anni\nfa, scese di circa 130 m rispetto a quello attuale, per poi risalire\ngradualmente con la successiva fase interglaciale, tra i 15.000 e 11.000 anni\nfa, il cosiddetto <em>Tirreniano<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;interessante quantit\u00e0 dei resti umani, vegetali ed animali, si spera possano contribuire a chiarire, o per lo meno, a comprendere meglio le variazioni climatiche che hanno interessato la Sardegna nel Mesolitico e l&#8217;adattamento dei primi gruppi umani nell&#8217;Olocene (10.000 anni fa), quando inizia la fase di riscaldamento, molto similare alle condizioni odierne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>In copertina Domu de S&#8217;Orcu &#8211; Arbus &#8211; foto &nbsp;Giorgio Orr\u00f9<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se risultano labili le certezze della presenza umana nel Paleolitico, dobbiamo attendere a maggiori ricerche o a fortuiti ritrovamenti che spesso ci aprono nuovi ed inaspettati orizzonti. 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