La grande statuaria della Sardegna nuragica e i Giganti di Monti Prama

Il saggio di Giovanni Lilliu, Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, esce nel 1978, nella rivista “Studi Sardi”. É preceduto da un suo articolo pubblicato nel quotidiano “L’Unione Sarda” del 13 agosto 1976, a proposito degli Albori della medicina in Sardegna, nel quale lo straordinario complesso dei frammenti di statue in pietra viene attribuito ad età nuragica ed accostato “per gli elementi di vestiario e per le armi, alle figurine di bronzo protosarde del IX-VI sec. a. C., mentre, per altre caratteristiche formali, al mondo greco-arcaico ed orientale”. Nel medesimo articolo Giovanni Lillliu avanza l’ipotesi dell’esistenza di un santuario della pianura, ricordando il mito di Iolao, un dio guaritore, guida dei Tespiadi in Sardegna, chiedendosi se le statue ritrovate “non fossero quelle degli avi-eroi medici”.

L’ipotesi, nel prosieguo degli studi, viene abbandonata. Le modalità di divulgazione scelte dall’illustre archeologo si ispirano alla volontà di diffondere i risultati delle ricerche archeologiche su due piani: quello ristretto, accademico e scientifico; quello ampio, del grande pubblico, dei lettori del più diffuso quotidiano sardo. Modalità che si ripete, diventando quasi una consuetudine per Lilliu, una “regola” personale di trasmissione dei risultati degli studi e delle scoperte sul patrimonio culturale sardo, nella fattispecie quello archeologico. In questo caso sull’onda di un forte sentimento di orgoglio identitario: perché le statue nuragiche competono in grandiosità con quelle egiziane, mesopotamiche e greche,  e  sono più antiche di queste ultime.

Dalla presentazione di Giuseppa Tanda, al libro edito dalla GIA Giorgio Ariu editore, “La grande statuaria della Sardegna Nuragica e i Giganti di Monti Prama”.

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