Is froriggius di Villa Ecclesiae, Stefano Priola racconta Iglesias_di Marco Forte

Non è semplice riassumere in poche righe la portata di questo enorme lavoro. Dal primo momento in cui mi venne affidato il compito di affiancare Stefano nella revisione e nell’organizzazione di questo libro, che ha un carattere quasi enciclopedico per la varietà dei temi trattati, ho compreso che ciò che stava prendendo forma era un qualcosa che sino ad oggi la città non aveva ancora conosciuto. Mi riferisco alla raccolta e alla ricerca spassionata di una moltitudine di informazioni storiche e culturali, trattate dal punto di vista di un cittadino contraddistinto da un indissolubile legame verso la propria terra natia e da un acuto sguardo critico sui cambiamenti sociali e ambientali avvenuti ad Iglesias tra il XX e il XXI secolo. Il tutto adottando uno stile che spazia dal racconto nostalgico, quasi romantico, mai fine a sé stesso e rivolto sempre al futuro, alla trattazione tecnica, condita dell’orgoglio di chi vuole rivendicare il ruolo di primaria importanza che l’antica Villa di Chiesa ha rivestito all’interno del contesto storico sardo. 

La trattazione di tali temi culturali, spesso relegati in posizione secondaria dalla storiografia ufficiale poiché non “spendibili” negli spazi accademici, è frutto anche della trasmissione di una serie di testimonianze orali alle quali si deve restituire, oggi più che mai, la dignità che meritano, non solo perché parte di un patrimonio immateriale che ognuno di noi dovrebbe custodire gelosamente al fine di tramandarlo alle future generazioni, ma anche come possibile volano per uno sviluppo turistico strettamente connesso all’autentica riscoperta delle tradizioni di Iglesias.

L’augurio più grande penso sia da rivolgere al lettore, affinché questo libro possa costituire una fonte di ispirazione e curiosità per approfondire la conoscenza della città, anche attraverso studi sistematici sulle sue origini storiche e sulle antiche usanze (senza dimenticare i suoi illustri concittadini, attori protagonisti della storia), nonché un modello da seguire per un definitivo e lungimirante sviluppo delle potenzialità del territorio, con la consapevolezza di avere tutte le risorse materiali ed intellettuali utili a superare l’attuale situazione di stallo economica e spirituale.

Quando conobbi Stefano, nelle veci di maestro di scuola elementare, non avrei mai immaginato che ci saremmo ritrovati 25 anni dopo per celebrare questo momento. Già allora mi accorsi della sua forte indole e del suo amore spassionato per Iglesias, ed è per questo che con grande orgoglio lo ringrazio per avermi consentito di prendere parte alla stesura di questa pubblicazione. 

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