Il mea culpa di Carboni sui social dopo l’espulsione contro l’Atalanta denota grande umiltà e personalità_di Fabio Salis

Il vero successo non consiste nel non commettere errori, ma nell’avere il coraggio di ammetterli e di farne tesoro per cercare di non ripeterli. Questo è il principio da cui nasce quel meccanismo che si chiama apprendimento, perché soltanto sbagliando si può fare analisi e, di conseguenza, imparare e crescere. Tutto questo vale non solo nel mondo dello sport, ma in tutti gli aspetti della vita, ed è forse la lezione più grande che tutti noi possiamo imparare.

Il difensore del Cagliari, Andrea Carboni, ha commentato così sui suoi canali social l’episodio che l’ha visto protagonista in negativo e che ha condizionato l’esito del match di domenica con l’Atalanta: “Vorrei cancellare quei secondi maledetti ma posso solo farne tesoro, mi aiuteranno a crescere e dare sempre tutto me stesso per questa maglia. Sono pronto subito a rifarmi, ma dovrò dimostrarlo sul campo. Dispiace aver lasciato i miei compagni in dieci, sono orgoglioso di averli visti combattere.”

La vicenda di Carboni è una dimostrazione del coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Dopo il suo errore (la spinta su Malinovskyi dentro l’area di rigore) nella partita di domenica che ha portato all’assegnazione del calcio di rigore decisivo per il risultato in favore dell’Atalanta, poi realizzato dall’attaccante avversario Muriel, e alla sua conseguente doppia ammonizione, i tifosi cagliaritani hanno certamente provato amarezza e rammarico per l’episodio. Sui social network, ma non solo, sono piovute le critiche per il suo sbaglio: il difensore classe 2001 è stato additato da una parte degli utenti come il colpevole per la sconfitta del Cagliari contro gli orobici, ma allo stesso tempo c’è stato anche chi ha difeso il giovanissimo giocatore rossoblù che fino a quel momento era stato protagonista di una partita quasi perfetta: basta andare a rivedere le precise chiusure difensive contro Muriel e compagni.

Il nostro compito in questo caso non è quello di assolvere Carboni, del quale nel giudizio sul suo match non potrà essere cancellata la macchia dell’errore decisivo che lascerà la squadra di Zenga in 10 uomini già al 27’ del primo tempo. Tuttavia è doveroso fare una riflessione e, spezzando una lancia in suo favore, chiedersi: quale giovane calciatore non ha mai commesso qualche ingenuità in campo? Vi ricordate il giovanissimo Radja Nainggolan che nel 2010, alla sua terza partita da titolare con il Cagliari, venne espulso in un Chievo-Cagliari dopo appena otto minuti dal suo ingresso in campo? Il belga ha poi fatto tesoro di quanto capitato e successivamente è diventato il grande calciatore che ora conosciamo tutti noi.

In questi casi si può parlare soltanto di peccato di gioventù: Carboni avrebbe potuto evitare di stendere l’avversario all’interno dell’area, ma è sempre facile ragionare con il senno di poi senza tenere conto del quadro complessivo della situazione, ovvero del fatto che il difensore fosse solo alla quarta presenza complessiva in Serie A e dello sviluppo del ragazzo finora più che positivo. Per capire questo basta vedere il buffetto sulla guancia del vice di Zenga, Max Canzi, al giocatore, durante l’uscita dal campo.

Sarebbe inoltre un grave errore non considerare nell’analisi il delicatissimo compito affidatogli da Zenga in un grande momento di emergenza a livello di infortuni nel reparto arretrato, a cui ha risposto presente e senza tirarsi indietro neanche davanti ai compiti sporchi. Ora al giocatore di Tonara spetta l’ardua missione di assorbire l’errore e tornare con il vento in poppa per le prossime partite, prendendo spunto dai suoi compagni che non sono naufragati nemmeno in inferiorità numerica davanti ai temibili Ilicic, Gomez e Zapata.

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