Franca Valeri: “Il teatro bella copia della vita”_ di Attilio Gatto

Non bella. No, bellissima. Il fascino di Franca Valeri sta tutto nell’intelligenza dei caratteri, nell’ironia dei tempi e anche negli occhi beffardi capaci di trafiggere come una lama. Un’idea di bellezza che per il grande pubblico si è espressa soprattutto in tivù e al cinema. La signorina snob, la Sora Cecioni e i duetti irresistibili con Alberto Sordi. Ma è soprattutto a teatro che quella bellezza ha incantato le folle, quel fascino ha soggiogato gli spettatori. La stagione dei “Gobbi” col marito Vittorio Caprioli, Alberto Bonucci, Luciano Salce, alla conquista di Parigi. Un teatro a sorpresa, ricco di gag, di colpi di scena, di straniamento, di nonsense. È stata sempre questa la cifra di Franca Valeri, attrice all’avanguardia, impegnata in una personale ricerca che divertiva il suo pubblico, ma prima di tutto dava senso alla sua esistenza, alla sua capacità di creare caratteri che venivano su come diamanti purissimi.

Quindici anni fa a Cagliari, per la stagione del Cedac, uno di questi caratteri Franca Valeri l’ha frequentato con “Il giuocatore”, tra le sedici commedie nuove di Goldoni, per la regia di Giuseppe Patroni Griffi. Lei ha fatto emergere per superbia e simpatia il personaggio della vecchia e ricca Gandolfa. E pochi giorni fa, proprio il 31 luglio, per il suo centesimo compleanno, in tivù è passata una vecchia commedia degli anni cinquanta, con una giovanissima Monica Vitti e l’immancabile Vittorio Caprioli. La bellezza e il fascino lì non potevano non catturare l’attenzione. Comicità surreale, passi di danza, gestualità raffinata e inafferrabile. Inafferrabile come la divina Franca Valeri. Quando crediamo di averla capita, lei ci spiazza con una battuta, con un movimento, con un gesto. Con qualcosa di indecifrabile che fa scattare la risata. In fondo, è lo stesso meccanismo sperimentato con i libri. Anche nella scrittura naturalmente si è servita della sua inarrestabile ironia. Un’attrice intellettuale, ma anche umile, a tutto campo, come quei calciatori che svariano dalla difesa all’attacco. A lei è sempre piaciuto condurre il gioco, con quei personaggi che sembrano improvvisati, ma in realtà sono costruiti attraverso lo studio e l’osservazione della realtà. Mentre scrivo, in tivù lei sorride e diverte dalle scene di uno dei suoi grandi film, “Parigi o cara”, 1962, diretto da Vittorio Caprioli. Ma Franca Valeri ha cominciato col teatro e al teatro è sempre tornata. Lei ha detto:”Mi piace il teatro, bella copia della vita.” 

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