Cristian Stelluti, l’amore per la Sardegna e quello scherzo fatto da Gianni Morandi sul set de L’Isola di Pietro_di Fabio Salis

 “Ormai sono dieci anni che la Sardegna mi ha adottato. Gli scenari che regala questa terra sono spettacolari.” Dalle parole dell’attore Cristian Stelluti, attore protagonista con Tom Hanks nel film “Inferno” di Ron Howard nei panni dell’agente Rogue Bruder, trasuda grande emozione ogni volta che viene citata la Sardegna, terra nella quale ha deciso di comprare casa e in cui non nasconde che sognerebbe di recitare in qualche film: “negli ultimi anni registi sardi come Salvatore Mereu e Gianfranco Cabiddu stanno portando sugli schermi grandissimi film, dove traspare grande profondità, e finalmente in Italia stiamo capendo quanto sia importante non solo il mercato dei film laziali, ma anche quelli di altri regioni. Spero un giorno di riuscire a lavorare con registi sardi, me lo sono posto come obiettivo. Mi sono anche avvicinato al dialetto gallurese che ho studiato per quando feci un provino per un film.”

Stelluti ha cominciato la sua carriera artistica con il teatro, per poi arrivare sul piccolo e sul grande schermo: nel suo curriculum cinematografico può vantare diverse esperienze, tra cui la partecipazione come attore ai film Rush, Un ragazzo d’oro, il ragazzo della Giudecca e alle serie TV CentoVetrine, Don Matteo e L’isola di Pietro.

Per amore hai scelto la Sardegna e quest’isola ti sta ricambiando sotto tutti i punti di vista.

“Questa terra è il mio rifugio e ogni volta che posso cerco di venire. Ho comprato casa in una zona isolata vicino al mare, nel sud più selvaggio della Sardegna. Sento proprio il bisogno di un posto così dopo aver passato un periodo lungo a Roma e Milano. Col passare del tempo mi sono reso conto di quanto siano alienanti queste grandi città. Quando arrivo nella mia casa in Sardegna metto via il cellulare e tutte le distrazioni che comporta e comincio ad avvertire i rumori delle onde del mare, collegandomi con la natura che ho attorno. Si tratta di un ritorno al contatto con la vera natura che ormai che abbiamo perso abitando in città. Quello che mi ha conquistato di più in assoluto, da amante dell’esoterismo, è la storia della Sardegna: mi piace quella relativa al popolo nuragico e trovo che i nuraghi siano delle costruzioni molto affascinanti, ma anche quella su tutte le civiltà successive che hanno dominato l’isola. La madre della mia compagna ha una proprietà in campagna vicino ad un nuraghe.”

Conciliare il mestiere dell’attore, sempre pronto a partire con la valigia in mano, con il discorso familiare non dev’essere un aspetto facile da organizzare.

“Non ho figli, ma in realtà paradossalmente questo tipo di lavoro mi permette di prendermi degli spazi in più. Non è come svolgere un lavoro da dipendente, perché non prevede una continuità a livello temporale e ci sono lunghi periodi di stop. Preferisco prendermi del tempo per leggere e studiare. Ci sono dei periodi difficili in cui non lavori ed è semplice cadere in fase down. Mi sono sempre detto, sin da piccolo, che non avrei mai voluto fare un lavoro in cui avrei fatto tutti i giorni le stesse attività. In questi anni ho viaggiato tantissimo e ho sempre sperimentato cose differenti.”

Hai iniziato a fare teatro fin dai tempi delle elementari. Già da piccolissimo avevi maturato la scelta di fare questo mestiere.

“Devo dire la verità: mi ha spinto verso il mestiere di attore l’egocentrismo e uno spasmodico bisogno di attenzioni, una sorta di “look at me”. Chi vuole fare questo lavoro deve sentire il bisogno di stare sotto gli occhi di tutti. Le prime volte che recitavo sentivo proprio questo bisogno impellente di stare davanti alle persone, poi con il tempo ho sviluppato anche una grande passione per questo mestiere.”

Le tue esperienze teatrali si sono rivelate oltretutto una “palestra” molto utile quando sei entrato a far parte del mondo del cinema e delle serie TV.

“Sì, il teatro è una scuola di formazione. Tuttavia se vuoi entrare a lavorare nel mondo del cinema devi abbandonare l’impostazione che hai imparato per recitare sopra un palco teatrale: a teatro devi far capire cosa vuoi comunicare anche alla persona seduta nell’ultimo posto in fondo alla sala e quindi è necessario esaltare i propri movimenti e fare dei cliché. Tutto questo, che funziona benissimo in ambito teatrale, non funziona altrettanto quando ti trovi davanti ad una telecamera. Anzi, nel cinema un attore deve ragionare addirittura in maniera opposta: non bisogna dare troppa enfasi alla gestualità, ma il principio da seguire è quello del “meno fai più rendi”. Deve rimanere intatta l’essenza dell’emozione che vuoi mostrare.”

Nella tua carriera puoi vantare numerose esperienze con registi italiani, come Pupi Avati in “Un ragazzo d’oro” e Alfonso Bergamo in “Il ragazzo della Giudecca”,  ma anche in cast di livello internazionale di grande prestigio come nei film “Rush” e “Inferno”. Hai avuto modo di conoscere due realtà differenti.

“A prescindere dal fatto che tu stia recitando in un film in Italia o all’estero, ciò che non cambia mai è il fatto che recitando devi sempre essere te stesso. Quello che invece cambia è sicuramente tutto il contesto che c’è attorno: il cinema americano è una macchina di grandi proporzioni e durante il lavoro devi seguire una troupe composta da tanti reparti. Sul set di The Rush eravamo in tutto più di trecento persone, tutti grandi professionisti che non lasciavano veramente nulla al caso. Oltre alle differenze di budget tra la realtà italiana e quella del cinema americano, credo ci siano delle differenze a livello culturale perché spesso in Italia fare il mestiere dell’attore viene visto più come un hobby che come un lavoro. Anche i tagli che sono stati fatti al settore nel corso degli anni da parte delle istituzioni lo dimostrano: un set indipendente è difficile che riesca a sopravvivere. Le spese per un ragazzo che vuole seguire il sogno di entrare nel mondo del cinema sono tutte a carico suo.”

Sul set hai avuto il privilegio di lavorare con il regista americano Ron Howard, uno dei più grandi nel panorama cinematografico internazionale.

“Nella mia mente è rimasto impresso soprattutto il freddo di Londra delle due del mattino. Dovevo svegliarmi all’alba per raggiungere il set di The Rush, in modo da essere pronti alle 7 per l’inizio delle riprese. Mi ricordo addirittura che due attrici del cast erano state ricoverate per ipotermia perché sul set avevano girato delle scene in bikini. Lavorare con un regista come Ron Howard mi ha fatto capire che non importa quanto in alto puoi arrivare, ma se sei davvero una persona umile resti tale. Arrivava sul set con il suo cappellino e per darci delle indicazioni si rivolgeva a noi sempre con grande umiltà, qualità che non è tipica di tutti i registi.

Sul set di Inferno, film girato tra Italia e Romania, l’esperienza più bella è stata sicuramente lavorare con Tom Hanks e vedere all’opera un attore così bravo. Nonostante la grandezza di questi attori però bisogna sottolineare che loro da un certo punto di vista sono esattamente come i “comuni mortali”, perché anche loro capita di sbagliare qualche battuta, chiedere aiuto all’assistente per le battute o prendersi qualche “cazziatone” dai registi. Quando reciti ritrovi te stesso con le tue emozioni e quando ci si apre non esce solo la sua perfezione, ma anche i tuoi limiti.”

Sui set di Don Matteo e de L’Isola di Pietro hai lavorato con due grandi figure nel panorama cinematografico e culturale italiano come Terence Hill e Gianni Morandi.

“Queste fiction sono state prodotte dalla società Lux Vide, azienda che conosce perfettamente i desideri e gli interessi del pubblico e glieli offre nel migliore dei modi. Per me la più divertente da girare fra tutte le serie è stata L’Isola di Pietro, perché giocavo in casa. Quando un set si trova in un posto come l’isola di San Pietro, tutto è così rilassante. Lancerei proprio questa proposta ai registi: perché non girare più film nelle isole? Alla fine tutti gli angoli delle grandi città, come per esempio Roma, sono stati in qualche modo già ripresi dai film.

Terence Hill e Gianni Morandi sono due persone caratterialmente molto diverse: Hill è molto riservato, tendenzialmente parla poco nelle pause tra un ciak e l’altro e se ne sta per le sue, molto concentrato sul personaggio. Morandi invece a Carloforte entrava nelle case della gente, salutava sempre le signore affacciate alle finestre. Scattava addirittura lui i selfie con le persone. Una volta mi fece uno scherzo quando scoprì che ero vegano: mi invitò a cena e, appena mi sedetti a tavola, arrivò come unica portata un maialetto grande un metro. Alla fine mangiai soltanto un sedano, con la beffa che oltretutto il conto fu alla romana.”

Nei film e nelle serie TV hai interpretato tanti personaggi diversi e in qualche modo li hai sentiti come tuoi un po’ tutti.

“L’emozione che attribuivo nell’interpretare un personaggio quando avevo vent’anni non è la stessa che do adesso. Le esperienze di vita ti cambiano. Sicuramente tra gli ultimi personaggi che ho interpretato in cui mi sono rispecchiato a livello caratteriale è Nino nel film “Forse è Solo Mal di Mare” con la regia di Simona De Simone, che è stato girato in Sicilia sull’isola di Linosa. Si tratta di un pescatore molto simpatico che aspetta l’estate per vedere i turisti e che vuole mostrare tutte le sue qualità di don Giovanni. Il film mostra come si vive ai ritmi di un’isola abitata da duecento persone: ero molto rilassato e contento di stare lì, mentre altri miei colleghi la sera sentivano la nostalgia dei locali e della vita notturna.”

Per l’immediato futuro hai un nuovo progetto in cantiere a cui potrebbe prendere parte un “pezzo grosso” del cinema internazionale.

“Da quasi un anno sto lavorando ad un film in cui reciterò come attore, ma di cui sarò anche co-produttore. Il mio sogno per il futuro sarebbe proprio quello di fare il produttore, in modo da poter scegliere le storie da raccontare. Il film si chiamerà “Disko-tech” ed è un’action che gireremo tra Roma e Shanghai. Nel cast ci saranno attori come Christopher Lambert, ma anche giovani come Eleonora Gaggero. Infatti il film viaggia molto su una linea teenager e sarà il primo al mondo ad adottare una tecnologia audio innovativa che nessuno ha mai utilizzato. L’inizio delle riprese è fissato per il 28 settembre. Il mio personaggio sarà un corriere che farà spola tra Italia e Asia ed avrà diversi imprevisti durante il percorso.
In questo momento la sceneggiatura è sotto la supervisione di Jackie Chan: stiamo cercando di convincerlo a partecipare al film dove interpreterebbe il ruolo di boss mafioso.”

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