Cristian Cocco, da “Striscia” a “L’isola di Pietro” con il gene della comicità nel DNA_di Fabio Salis

Versatile, arguto, dotato di senso dell’umorismo e soprattutto accompagnato dalla costante volontà di crescere e migliorarsi. Cristian Cocco si presenta in questo modo davanti agli occhi dei telespettatori che nel corso degli anni lo hanno seguito e continuano a seguirlo sul piccolo schermo. I suoi servizi nel popolare tg satirico di Mediaset, Striscia La Notizia, in cui si è fatto portavoce dei problemi del territorio sardo, tra cui soprattutto quelli relativi alle opere incompiute e agli sprechi di denaro pubblico, gli hanno permesso di raggiungere la ribalta a livello nazionale a partire dal 2000. Tuttavia le prime tappe della sua carriera sono state negli anni ‘90 come cabarettista nelle varie piazze e villaggi turistici della Sardegna e il suo personaggio televisivo nasce proprio sulla base di quest’esperienza, oltre al fatto di essere nato all’interno di una famiglia di artisti: il padre era batterista dei “Jumbo” e gli zii facevano parte della band i “Barritas”.

Oltre ad essere uno degli inviati storici di Striscia La Notizia, nel corso degli anni ha preso parte a varie trasmissioni televisive come Paperissima Sprint, assieme alla conterranea Giorgia Palmas, e Lo Zecchino d’Oro. Nel settembre del 2017 ha debuttato come attore nella fiction di Canale 5 “L’isola di Pietro”, girata nell’isola di San Pietro, prendendo parte a tutte e tre le stagioni. Sul set ha avuto la possibilità di lavorare assieme a Gianni Morandi.

Prima di debuttare in TV nel 2000 nella trasmissione di Canale 5 “La sai l’ultima?” ti sei esibito per tanti anni come cabarettista. Si può dire che nella tua famiglia il gene artistico non è mancato nel corso delle generazioni.

“Esatto. I miei zii facevano parte della band i Barritas e mio padre era batterista dei Jumbo, dalle cui ceneri nacquero i Barritas quando mio padre decise di cedere la batteria a mio zio Lello. Io ho sempre avvertito sin da piccolo le vibrazioni musicali. Un giorno uno dei miei cugini, Stefano Cocco, che è stato tastierista negli ultimi anni di carriera dei Barritas e faceva delle serate piano bar, mi spinse a provare a fare degli sketch comici. Io fondamentalmente nasco timido e più che altro cercavo di fare il comico per la mia famiglia, quindi non avevo in mente di intraprendere questo percorso. Stefano mi disse di provare ad aprire lo spettacolo e i quindici minuti iniziali divennero addirittura mezz’ora. Da lì iniziai a lavorare nel piano-bar dei villaggi e feci anche il capo animatore di un villaggio turistico. Un giorno venne a vedere questi spettacoli che facevo un produttore sardo e mi propose di collaborare con lui.”

Nel 2000 hai debuttato a “La sai l’ultima?”. Riuscire a prendere parte ad una trasmissione televisiva rappresenta un sogno per un artista.

“Decisi di provare a partecipare a questo talent, perché all’epoca La sai l’ultima? rappresentava un palcoscenico molto importante se volevi cercare di farti notare. Avevo visto in un sottopancia che passava continuamente sotto la trasmissione che cercavano barzellettieri, così chiamai e mi fissarono un provino a Roma. Partì con un amico che poi divenne il mio primo produttore. Dopo il provino mi dissero la fatidica parola “le faremo sapere”, tant’è che il programma iniziò e non mi chiamarono. Persi quasi le speranze. Invece mi chiamarono in corso d’opera e riuscì ad arrivare fino alla finalissima. Uno degli autori di Striscia La Notizia che seguì le mie performance, aveva notato qualcosa di buono in me e mi propose per la trasmissione.”

Sempre nello stesso anno vieni ingaggiato come inviato a Striscia La Notizia, di cui sei stato uno dei primi inviati in assoluto.

“Non appena mi chiamarono per comunicarmelo non ressi all’emozione e piansi, perché fu una grande soddisfazione. Per me andare a Striscia è stato, metaforicamente, come quando un giocatore raggiunge la Serie A, perché è il programma dei programmi. Il mio primo servizio lo feci ad Oristano, su delle barriere architettoniche. Da lì partii con il mio primo operatore, iniziando come freelance e poi dal terzo anno feci il mio primo contratto a tutti gli effetti come inviato, questo fino al 2018.

Sempre proseguendo con la metafora calcistica, si può dire che sono arrivato in Nazionale perché condussi anche una puntata di “Striscia La Domenica” nel 2009 insieme a Dario Ballantini, che era tra l’altro per coincidenza nelle vesti di Gianni Morandi. La puntata che andò benissimo, tanto che è stata la più vista della serie.”

Nei tuoi servizi hai scelto di indossare il costume sardo e, successivamente, di portare anche il gruppo dei “tenorenis”.

“Come inviato sono stato il primo a sdoganare un tipo di abbigliamento particolare, perché l’autore Giovanni Trevisan mi chiese di portare un tocco di diversità all’interno dei servizi. Allora io decisi di rivisitare il costume sardo, in quanto mi sento molto legato alla mia terra. I tenorenis nascono invece quattro anni dopo, nel 2004, a Sanremo quando Ricci mi mandò come inviato a “disturbare” i cantanti e li proposi all’interno degli sketch. Il nome “tenorenis” nacque perché all’epoca il direttore della kermesse era Tony Renis e allora io pensai di fondere il termine “tenori” con il cognome “Renis”. Andammo lì per ironizzare e fare battute sui cantanti, ma non solo perché incontravamo anche attori, comici e presentatori, tanto che all’inizio ci vedevano con un po’ di scetticismo perché avevano paura che la presa in giro potesse essere un po’ pesante, invece poi i nostri sketch piacquero. Il 2004 era inoltre l’anno in cui Striscia andava molto forte come trasmissione e quindi era una vetrina interessante anche per i cantanti per ottenere più visibilità.”

Durante la kermesse ci fu anche un siparietto particolare con Al Bano.

“Lui era ospite di una delle serate e lo incontrai sotto l’albergo, prendendolo in castagna. Gareggiammo sull’estensione vocale: lui ha un’estensione altissima, ma il giorno aveva dei problemi di raucedine e quindi approfittai di questo fatto per provare a sconfiggerlo. Da lì lui ci fece i complimenti, tant’è che successivamente rivisitammo la sua canzone “il sole” assieme ai tenorenis ed eseguimmo questo brano poi in una trasmissione da Luca Giurato.”

Nel 2008 hai partecipato allo Zecchino d’Oro come padrino di una bambina in gara, portando in gara una canzone assieme ai Tenorenis.

“Ho fatto tante volte la richiesta per entrare allo Zecchino, ma non mi avevano mai preso. Quello era il primo anno in cui utilizzarono la formula dove abbinavano i bambini a dei personaggi che erano cantanti o conduttori. Mi contattarono dalla produzione per fare da padrino a questa bambina, quindi un giorno cantammo la canzone “Attenti alla musica”. Mi ricordo la diretta con il pubblico in studio composto solamente da bambini che urlavano anche durante tutta la canzone. È stata un’esperienza molto emozionante.”

Nel 2014 a Paperissima Sprint hai portato il personaggio di “Su Bagninu” e le musiche con i “Sonausu” e la “Ajò band”.

“Nelle mie gag cercavo di portare un po’ di allegria. Il personaggio del bagnino è nato perché noi registravamo il programma all’interno di un villaggio turistico. La comicità della gag nasce dal fatto che di solito i bagnini hanno un bel fisico, palestrato, mentre io invece ero l’esatto contrario e addirittura indossavo un vecchio costume intero in lana pesantissima che si usava ai primi del ‘900. Poi portai anche durante il programma la “Ajò band”, che gioca sulla parola introduttiva nei miei servizi a Striscia, e i “Sonausu”, che fa leva sul fatto che suonavano, ma che fossero anche “suonati di testa.”

Nel 2017 inizia la tua esperienza come attore nella fiction “L’isola di Pietro”, girata qui in Sardegna, dove tu interpreti il ruolo dell’ispettore Pinna in tutte e tre le stagioni.

“Sì, sono stato contattato dalla produzione “Lux Vide”. “L’isola di Pietro” è una fiction che si può identificare in un genere tra il giallo e il drammatico, in cui è però necessario un personaggio di rottura per allentare la tensione e questo ruolo, dal momento che il set della fiction è in Sardegna, viene assunto dall’ispettore Pinna. Io sono sempre stato abituato al contesto della piazza, dove negli sketch bisogna enfatizzare, gesticolare molto con le mani, urlare, mentre al contrario sul set non devi enfatizzare tanto, muoverti e la telecamera è come se non esistesse. Per addentrarmi in questo nuovo campo ho dovuto fare un corso accelerato. Il primo regista della serie, Umberto Carteni, mi diede questo consiglio: “Cristian, fai te stesso, prova a non recitare, vedrai che ci riesci” e così feci, tanto che sul copione iniziale le scene in cui dovevo recitare erano poche e invece poi me ne aggiunsero altre. Il produttore decise di scommettere su di me, perché il personaggio stava andando forte.”

Sul set hai avuto modo di lavorare con un grande del mondo della musica e del cinema, come Gianni Morandi.

“Se la serie ha avuto un grandissimo successo è stato soprattutto grazie a lui. È un personaggio poliedrico che negli anni si è riscoperto anche attore, dopo un lungo periodo di inattività cinematografica. È tra le persone che posso essere onorato di aver conosciuto, perché ha grande spessore non solo dal punto di vista artistico, ma anche e soprattutto dal punto di vista umano. Riesce a coinvolgere tante generazioni. È inoltre una persona che sa ascoltare, aspetto molto importante nel settore, ma spesso sottovalutato in un ambito dove può capitare che prevalgano le competizioni e le rivalità. Con Gianni mi sono trovato molto bene, perché dispensa a tutti tanti suggerimenti, io per esempio ho scoperto di avere qualche similitudine con lui, in quanto entrambi arriviamo da una lunga gavetta. Speriamo ci possa essere anche una quarta stagione.”

Il covid-19 ha bloccato tutte le produzioni, ma tu nel frattempo stai lavorando ad alcuni progetti.

“In cantiere ne ho tanti, per merito anche dello slancio di questa fiction che mi ha dato nuova linfa. Ho avuto diverse richieste e ho anche proposto delle produzioni a diverse reti televisive, tra cui Mediaset. Con lo staff siamo fermi a livello produttivo, per cause di forza maggiore dovute alla pandemia, ma a livello organizzativo stiamo lavorando. In questo periodo avrei dovuto girare una mia fiction, ma recupereremo non appena sarà possibile.”

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