Biagio Arixi ci incanta con “Diva Perversa”

Cos’è una diva, se non un ideale? E una donna, se non un mistero? Facendo di se stessa un ideale vivente e un mistero insoluto, Greta, l’affascinante protagonista, scrive e riscrive i limiti di un ego femminile in continua espansione. La diva del grande cinema, prima francese e poi internazionale, vive i primi anni di carriera in un edonistico e fulgido abbaglio. Cerca se stessa nell’adorazione indistinta, fa della moltitudine uno specchio, ma cercare il riflesso della propria bellezza nel caos di una folla non fa che portare alla luce una dilagante solitudine, mai davvero arginata, neanche con il matrimonio, prima felice, poi diabolico, e con la quasi totale uscita dalle scene. Sarà solo in età matura che la ancora bellissima diva dopo anni di torpore, vivrà un inatteso risveglio sessuale, figlio di un riscatto vitalistico, che nella percezione del baratro del tempo, si risolve in un eros esaltato, in bilico fra la decadenza morale e l’autoannichilimento.

La cena fu servita da impeccabili camerieri in divisa di tradizione araba. I tavoli erano imbanditi con pregiate stoviglie, inimitabili per fattura e valore. Elaborate e prelibate pietanze diffondevano gli aromi delle spezie con le quali erano state condite: l’odore dello zafferano, della paprica, del cumino e della menta si sintetizzavano finemente con i profumi floreali dell’ambiente.Greta Bertini assaporò quasi tutti i cibi delle portate: anche il couscous alle verdure di cui andava ghiotta. Gustò maggiormente le prelibate sogliole con zenzero e frutta caramellata; gli spiedini di carne arrostiti al sapore di anice; il piccione farcito e aromatizzato con la cannella. E, ignorando le regole imposte dalla sua dieta abituale, abusò di gelato e dolci al miele. Stranamente avulsa dalla fastosa messinscena che accompagnava lo svolgersi del convivio, Greta a un certo punto subì l’attrazione dei due cigni in argento che stavano adagiati al centro della tavola imbandita. A lei sembrò che i due gallinacei, vicinissimi l’uno all’altro, con il becco frontale, si confidassero qualcosa di segreto.(considerato che si tratta di Sardegna a tavola, questa è la cena offerta a Greta nell’Ambasciata del Marocco a RoUno dei ricordi più belli nella vita di Greta era sicuramente collegato al suo esordio cinematografico in campo internazionale. Infatti, in occasione della prima presentazione del colossal – Il giorno più lungo – di cui lei era l’indiscussa protagonista, pretese dal suo produttore-amante che il film fosse presentato in esclusiva mondiale a Parigi, nel famosissimo locale “Trocadero”, situato davanti alla maestosa imponenza della “Tour Eiffel”. E, in occasione di quell’evento eccezionale, che realizzava anche i sogni coltivati sin dall’infanzia trascorsa al villaggio, chiese e ottenne che fossero invitate alcune sue compagne di scuola d’allora. Adesso che era oramai divenuta una celebre diva del cinema, finita l’anteprima, Greta volle farsi immortalare in una foto ricordo  proprio con quelle amiche che, durante la frequenza delle scuole secondarie, le avevano sempre dato della bugiarda, etichettandola megalomane e illusoria sognatrice. Abbracciata alle sue amiche di scuola, sciogliendo dentro di sé  l’ultimo residuo di permalosità, sbottò: «Ora, avrete compreso che non raccontavo le frottole di cui mi accusavate. Ecco la Tour Eiffel… Adesso, è veramente mia; altrettanto questa meravigliosa strada di Parigi, che anche allora confessavo di possedere!».Non c’era più da dubitarne. Il clamoroso successo conquistato dalla diva Greta Bertini, riscattava la fantasiosa ragazzina di origini russe, da ogni ingiusta accusa. Ora, dopo aver conquistato Parigi e dato prova della sua versatilità in ruoli sempre più impegnativi e introspettivi, attendeva di riscuotere quei consensi dalla critica mondiale, che  già l’aveva definita “l’attrice più sublime del cinema mondiale”.

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