Benito Urgu: cucinando favette vi racconto la mia vita_di Fabio Salis

Intere generazioni di sardi possono raccontare di essere, in qualche modo, cresciute con le sue canzoni e i suoi sketch comici. Quando si parla dei Grandi personaggi, quelli con la G maiuscola, è sempre difficile trovare e misurare le giuste parole per descriverli nella maniera più adeguata: Benito Urgu non è soltanto un cantante, un comico e un cabarettista, ma rappresenta molto di più, perché ha reso grande la nostra Sardegna e ha dato un contributo importante nel farla conoscere a tutto il pubblico attraverso il suo grandissimo estro, fin dagli anni Cinquanta con il pezzo Gambale Twistalla ribalta nazionale su Rai Uno e con Su twist ‘e Giuannica, due canzoni che hanno segnato un’epoca. Degli anni Sessanta rimane invece impressa nella memoria la band i Barrittas (il cui nome prende spunto da “sa berrita”), inserita nel genere Beat, che ha esportato i propri pezzi di successo per le piazze della Sardegna e della penisola.

Negli anni Settanta acquistò la popolarità assoluta con il singolo 45 giri Sexy Fonni, che nel novembre ’77 raggiunse l’ottavo posto nella classifica di vendite in Italia, mentre nei due decenni successivi hanno intrattenuto e divertito i sardi le famose musicassette, realizzate tra il 1984 e il 1992, con all’interno spettacoli di comicità di grande successo come Un giorno in PreturaeChi l’Ha visto. Negli anni Novanta e Duemila sono numerosissime le partecipazioni nei programmi televisivi nazionali con Piero Chiambretti, Giorgio Panariello, Nino Frassica e Carlo Conti, dove ha esportato i suoi personaggi di successo.

Negli ultimi anni, segnaliamo in particolare le interpretazioni al cinema in film che hanno riscosso un grande successo al botteghino, comeL’arbitroL’uomo che comprò la Luna, entrambi di Paolo Zucca, in cui i suoi personaggi portano con sé tutto il suo background di esperienze e il forte senso di sardità che lo contraddistingue.

In Italia stiamo attraversando in quest’ultimo periodo una fase molto difficile, dovuta alla diffusione del Coronavirus, in cui tutti siamo a casa e in tanti si sono ammalati o hanno perso il lavoro. Lei quand’era molto piccolo ha vissuto sulla propria pelle anche la seconda guerra mondiale. Ci racconti quali analogie e differenze ci sono secondo lei rispetto a questo periodo.

“La differenza più lampante rispetto ad oggi è che sicuramente in quel periodo non avevamo la paura di stare vicini, ma il terrore arrivava dall’alto a causa dei bombardamenti. In questo caso invece il virus può infettare da tutte le parti, ci si guarda intorno per evitare il più possibile di entrare in contatto con le persone. È un tipo di sofferenza diversa. Nel 1945, ma anche negli anni precedenti, quando frequentavo l’asilo mi ricordo i rifugi, da cui sentivo gli aerei che combattevano in cielo. Una volta i soldati avevano mitragliato la nostra casa ed erano caduti dei calcinacci nel lettino dove dormivo io, ma per fortuna in quel momento non mi trovavo nella stanza. Quando mio nonno lavorava in campagna per coltivare i carciofi, mi ricordo ancora l’allarme che suonava. In quel caso morivi se venivi colpito dall’alto, oggi invece il pericolo si trova nei contatti. Mi ha fatto riflettere molto il fatto che tutti i sardi che si trovano fuori dall’Isola in questo momento si sarebbero voluti qui, dopo aver abbandonato la propria terra.”

A marzo ha creato su Facebook il gruppo “Urgufans” per restare in contatto con i suoi fan anche in questo periodo difficile per il paese. I social sono uno strumento importante per mantenere le relazioni, ancora di più in questo periodo. Ci racconti come stai trascorrendo questi giorni di quarantena “forzata”.

“A dire la verità sto vivendo questo momento quasi come se non si trattasse di una quarantena, in quanto vivo in campagna già da anni, dove ho quattro ettari di terreno. Mi ci sono voluti vent’anni di lavoro per crearmi quest’ambiente e addirittura mi sono segnato man mano le palme da piantare. Per me stare qui è un piacere ed è come vivere in Paradiso. Nei momenti in cui posso ho deciso di tenermi in contatto con i miei fan attraverso Urgufans: ripropongo i miei personaggi, faccio gli sketch, cucino e cerco l’interazione con chi mi segue. I social li utilizzo come strumenti utili per dialogare con la gente che ora è costretta a rimanere a casa: il prossimo passo nei video sarà fare lezioni di sardo con Desolina.”

In queste dirette sui social uno degli argomenti è stato anche il cibo, mostrando anche la preparazione dei piatti. La nostra Isola da questo punto di vista non ci fa mancare nulla.

“Ogni piatto che si rispetti io lo vedo e cerco di prepararlo più o meno con la ricetta originale: non è che vado a snaturare il piatto maestro, però tolgo quegli elementi che magari lo allontanano dalla semplicità. Io preparo sempre piatti semplici, ma allo stesso tempo in grado di soddisfare il palato. Mi piacciono molto gli spaghetti “alla cafonara”, come li ho ribattezzati. Poi adoro anche le favette e le preparo “alla Filomena”, il cui nome è in onore di mia madre, perché le preparo seguendo la stessa ricetta che seguiva lei: prendo pezzi di aglio e li mischio con le favette, poi quando si soffrigge aggiungo un po’ di latte, prima che tutto quanto si bruci, poi quando sono cotte le assaggi e vi posso garantire che il sapore è da impazzire.

Adoro anche per esempio preparare la pizza fatta in casa: prendo due piadine, ci metto sopra tutti gli ingredienti che voglio, inserisco nel forno e in cinque minuti la pizza è pronta. Con questa procedura vai a mangiare un tipo di pasta già cotta che non ha bisogno di lavorare ulteriormente per cuocerla. Io per esempio apprezzo molto la pizza degli Stati Uniti, perché a Miami mi capitava di mangiare questo tipo di pizza che veniva cotta la mattina e poi sopra questo pane soffice venivano messi gli ingredienti. Al giorno d’oggi la maggior parte delle persone sono abituate ad andare al supermercato, mentre io vivendo in campagna mi mangio le mie bietole, verdurine, tre tipi di funghi, tra cui i prataioli. Quando voglio mangiare qualche altra tipologia di fungo particolare vado e ne cerco in altre zone.”

Fin da ragazzo si è distinto per lo spirito goliardico e un particolare senso dell’umorismo. L’inizio di carriera è stato nei circhi “Zanfretta” e “Armando”. Sono state esperienze di vita e lavorative utili per imparare tanto.

“Il circo è stato importante per affinare le mie capacità comiche, perché facevo imitazioni di personaggi. Parliamo della fine degli anni Cinquanta. In realtà per arrivare lì ero scappato di casa. I primi giorni in cui ho conosciuto il circo “Zanfretta” ad esibirsi c’erano questi due ballerini bolognesi di Rock and Roll, Johnny e Mara, campioni d’Italia nel loro genere. Loro ballavano in un palchetto fuori dal circo per attirare la gente e io che ero ragazzino cantavo, perché conoscevo le canzoni. Siccome mi divertivo, andai appresso al circo. Successivamente andai a lavorare nel circo “Armando”, di proprietà di Armando Casu. In quell’epoca c’era lo spirito di voler diventare qualcuno: io non ero nessuno e ho sempre cercato di fare tutto quello che potevo fare con umiltà.”

Poi negli anni Sessanta e Settanta fu la volta dei Barrittas, assieme ad Antonio Albano, Giuseppe Miscali, Francesco e Antonio Salis e Nello e Guido Cocco.

“Dopo l’esperienza al circo incontrai questo gruppo di ragazzini che suonavano e mi chiesero di aggregarmi al loro gruppo come cantante. Alla fine sono diventato la loro guida. Per loro ero come un padre, perché ero più grande di loro. Poi dopo le nostre strade si sono divise e dalle ceneri del gruppo sono nati i Salis & Salis. Poi nel periodo successivo ho lavorato sui Porsei, durante il periodo diSexy Fonni, sempre con i Barrittas.”

Negli anni Ottanta e Novanta gli spettacoli su musicassetta, tra cui Cicita è facendo salsiccia, riscossero un enorme successo. In Sardegna quasi tutti in casa ce le avevamo e le ascoltavamo.

“L’idea di realizzarle nacque perché ci fu una sinergia tra amici, la voglia di mettere in piedi uno spettacolo che avesse un’anima. Non per salire sul palco e raccontare una barzelletta, perché inserite da sole spesso non portano da nessuna parte. Anche perché le barzellette sono difficili da raccontare: sono aneddoti della vita da raccontare assieme a bugie ed impasti di vario genere. Quindi le cassette avevano questa particolare forza e lasciavano il segno sugli ascoltatori.

Adesso le riproporrò anche nel gruppo su Facebook, impersonando nuovamente tutti i personaggi. Si tratta di rivivere le cassette con le stesse parole e suoni.”

Nel corso degli anni sono state numerose le collaborazioni con le trasmissioni televisive, soprattutto con la Rai. Ha avuto modo di conoscere tanti conduttori e personaggi famosi del mondo dello spettacolo.

“La tv di oggi è molto cambiata rispetto al passato e mi piace vedere soltanto le trasmissioni di Bonolis e Laurenti, che hanno l’abilità di sfruttare bene tutte le situazioni che si vengono a creare durante gli show. Bonolis ha gli occhi dappertutto e riesce a mettere bocca su ogni aspetto ed è assistito da Laurenti che è una spalla incredibile. Lui si trova a lavorare in un contesto dove si diverte da morire, così come accadeva durante i miei spettacoli, in cui ho sempre cercato di coinvolgere la gente: oggi i giovani non vengono più a vedere questo genere di spettacolo, ma sono soprattutto gli anziani a vederli e si sistemano lontani dal palco. La gente invece deve stare vicina ai “clown” e lasciarsi coinvolgere. I primi concerti li facevamo a Quartu dove c’era su “intzertu” (in italiano: bisticcio), cioè si cercava di entrare in contatto con chi stava sul palco.

Lavorare in tv con grandi conduttori ha significato farlo con chi metteva bene le mani in avanti per non essere scavalcato, loro dovevano mantenere un certo controllo oltre cui non ci si poteva spingere. Quando uscivo dalle quinte e salivo io sul palco c’era il picco degli ascolti. A “I migliori anni” con Carlo Conti mi dissero che addirittura sarei dovuto uscire tre volte anziché una sola, proprio perché con me sul palco si collegava molta più gente da casa.”

Gli ultimi anni l’hanno vista al centro di grandi successi cinematografici nei film “L’arbitro” e “L’uomo che comprò la Luna”. Ci racconti qualcosa a proposito dei personaggi interpretati nei due film, Prospero e Badore. Il tema dell’identità è sempre al centro di tutto.

“Interpretare Prospero nel film L’arbitroa me è piaciuto molto, in quanto nella vita ho tanti amici non vedenti. Per loro ho anche scritto una poesia, “s’iscuru”. Il personaggio nel film non vedeva, era sempre accompagnato da qualcuno. Per quanto riguarda Badore in “L’uomo che comprò la luna”, lui è nato su ispirazione di mio padre, che non rideva mai e rideva soltanto quando arrivavano parenti in casa. Era fatto così. Con i familiari era sempre incavolato, per lui nessuno faceva le cose per bene, quindi lui rappresenta proprio lo specchio di questo personaggio.”

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